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Nonostante la presidente brasiliana Dilma Rousseff abbia fatto di tutto per evitarlo, addirittura al punto fargli avere la nomina a ministro della Casa Real, il suo predecessore Luiz Inacio Lula da Silva è stato rinviato a giudizio dal giudice Ricardo Leite della Corte federale di Brasilia per “tentata ostruzione” in merito all’inchiesta sull’affaire Petrobras e ai relativi fondi neri, che ha visto tangenti a nove zeri spartite fra politici ed esponenti del governo.
Lula andrà a processo insieme ad altre sei persone, tra cui l’ex numero uno di Btg, André Esteves, l’ex avvocato di Amaral, Edson Ribeiro, l’imprenditore José Carlos Bumlai (amico personale di Lula) e suo figlio, Mauricio Bumlai.
A far scattare l’inchiesta è stato l’ex senatore del Pt Delcidio Amaral, il quale aveva accusato sia Lula che Rousseff di aver cercato, insieme agli altri, di comprare il silenzio dell’ex direttore della Petrobras Nestor Cerverò, che ha confessato e che si è messo a collaborare con gli inquirenti.
Amaral, stando a quanto appurato, avrebbe a suo tempo cercato di convincere Cerverò a non collaborare con la giustizia, offrendogli anche una via per uscire dal carcere. Il dialogo era stato tuttavia registrato dal figlio del direttore della Petrobras, e nella registrazione Amaral aveva detto di agire per conto di Lula, ancora molto influente nel panorama politico brasiliano, e di Rousseff.
Per la presidente Rousseff è invece in corso il procedimento che potrebbe far scattare l’impeachment, con la Camera che ha già votato a favore: lei è accusata di aver truccato i conti dello Stato per far apparire in campagna elettorale, in occasione della rielezione, un andamento dell’economia che non c’era.

