di Enrico Oliari –
Il Senato del Brasile ha dato il via libera con 55 voti a favore e 22 contrari all’impeachment nei confronti della presidente Dilma Rousseff, accusata formalmente di aver truccato i conti dello Stato per far vedere in occasione della campagna elettorale del 2014 un andamento dell’economia che non c’è, ma in realtà rimasta impigliata come molti esponenti della vita politica del Brasile nello scandalo Petrobras, l’azienda pubblica del petrolio per cui sono girate mazzette a sei zeri e il cui consiglio di amministrazione è stato presieduto proprio dalla Rousseff dal 2003 al 2010.
Il primo passaggio della procedura di impeachment è stato alla Camera del 17 aprile, dove vi è stato il voto favorevole di 367 deputati (137 contrari e 7 astensioni): Rousseff ha parlato di colpo di stato e persino del proposito di chiedere la sospensione del Brasile dal Mercosur perché in corso un “attacco alla democrazia”.
La telenovela sì è arricchita poi della sospensione da parte della Corte federale di Eduardo Cunha dalla carica di deputato e quindi di presidente della Camera, accusato di aver ostacolato le indagini dei magistrati sul caso Petrobras in cambio di una tangente da 5 milioni: Cunha era stato il principale sostenitore dell’impeachment nei confronti della presidente.
Va detto che la stessa Camera non è un esempio di candore, dal momento che il 30 per cento dei deputati è inquisito, mentre il 10 per cento ha subito condanne.
Il politico è stato poi sostituito alla guida della Camera da Waldir Maranhao, il quale per prima cosa ha annullato il voto del 17 aprile, salvo fare due giorni fa una clamorosa marcia indietro.
Ora la procedura di destituzione dalla carica di presidente della Repubblica prevede che le redini istituzionali passino in modo provvisorio al vicepresidente Michel Temer, che con il suo partito, il Pmdb, ha da poco lasciato la maggioranza. La presidente avrà poi fino a 180 giorni di tempo per difendersi davanti ai giudici della Corta costituzionale, poi il Senato sarà chiamato ad un secondo voto.
Da giorni sono in corso manifestazioni di oppositori e di sostenitori di Dilma Rousseff, con tensioni in diverse città: in tale quadro di instabilità politica e di grave crisi economica si avvicina la data del 5 agosto, giorno di apertura dei Giochi olimpionici.
Ma i guai giudiziari per Dilma Rousseff non sono si fermano qui: il 4 maggio la Procura generale la ha accusata di intralcio alla giustizia. Nella fattispecie si tratta della nomina di Lula alla carica di ministro della Casa civil (capo di Gabinetto), arrivata per dare all’ex presidente l’opportuna immunità e quindi sottrarlo alle indagini sul caso Petrobras e per l’occultamento del patrimonio, cosa peraltro risultata da un’intercettazione.

