di Enrico Oliari –

Non è rimasto soddisfatto il premier italiano Matteo Renzi del vertice europeo di Bratislava.

Gli argomenti sul piatto, in un quadro di rilancio del progetto europeo dopo la Brexit (assente all’incontro la Gran Bretagna), erano l’annosa questione del Patto di stabilità, per cui non solo Renzi chiedevano maggiore flessibilità, l’occupazione, le migrazioni, la sicurezza, la difesa unica entro e fuori i confini.

Tuttavia le cose non sono andate come dovevano andare e con un clamoroso strappo Renzi ha scelto di non partecipare alla conferenza stampa congiunta con la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Francois Hollande.

“Non sono soddisfatto delle conclusioni su crescita e immigrazione”, ha detto Renzi ai giornalisti, perché “L’Italia non è innamorata di un formato o di un altro. Se Francia e Germania son soddisfatti delle conclusioni, buon per loro. Io non posso fare una conferenza stampa con il cancelliere tedesco e il presidente francese. Non devo fare una recita a copione per far vedere se siamo tutti uniti”.

E proprio con la Germania c’é andato giù pesante: “Così come i Paesi devono rispettare le regole del deficit, allo stesso modo si devono rispettare altre regole, come quella sul surplus commerciale. E ci sono alcuni Paesi che non la rispettano, il principale è la Germania“. “Berlino – ha spiegato – ha dei numeri meravigliosi sulle esportazioni e noi siamo contenti, perché ad esempio sulle auto tedesche ne beneficia l’indotto del Veneto. Non è gelosia ma il punto è che le regole prevedono un ritorno di investimenti in chiave interna. E sono 90 i miliardi di euro in investimenti che dovrebbe fare la Germania per rispettare le regole“.

La Germania per Renzi chiama tutti all’austerità, ma quando si tratta di politiche commerciali interne, fa orecchie da mercante. A questo punto “Bisogna riflettere se il fiscal compact ha un futuro o no: io credo di no. Dobbiamo avere la consapevolezza del fatto che la filosofia dell’austerity non ha funzionato. Non lo dice il rappresentante del Governo italiano, lo dicono i dati. Serve ricominciare a crescere”.

La flessibilità serve per fare investimenti e far ripartire l’economia, e Renzi fa l’esempio dell’edilizia scolastica, per cui “ciò che serve noi lo prendiamo, punto”, senza gli stop di Bruxelles in nome del Patto di stabilità.

Anche in tema di migranti il premier italiano ha alzato la testa ed ha criticato quanto uscito dal castello di Bratislava: “Il vertice non è stato tempo perso, ma definire il documento sui migranti di oggi un passo avanti richiede fantasia degna dei funamboli da vocabolario. Si sono ridette le solite cose”, e “l’unica cosa che fa la guardia costiera europea è portare migranti in Sicilia, questo non può continuare”. Per cui o “l’Ue fa accordi con Paesi africani o li facciamo da soli”. (…) “Noi stiamo facendo la nostra parte, e siamo pronti a farla anche da soli, dal momento che l’Italia ha fatto quanto doveva fare, l‘Europa no”.

L’incontro dei tre a Ventotene sembra, insomma, lontano secoli, anche perché il Capo della commissione Jean-Claude Juncker sembra dover gestire animi contrastanti, con i Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria) che hanno rilanciato con il proposito di un’Europa fatta di nazioni distinte e distanti, come pure della non partecipazione agli oneri inerenti l’accoglienza dei migranti e dei rifugiati.

Ma per Renzi l’elemento di screzio è stata soprattutto la crescita, la flessibilità, temi su cui intende tornare al proprio vertice: “Noi abbiamo delle soluzioni un po’ diverse – ha detto nella conferenza stampa -. Abbiamo girato la clessidra, adesso l’appuntamento è Roma”, a marzo, quando l’occasione sarà il vertice indetto in occasione del 60esimo anniversario della nascita della Cee.