di Notizie Geopolitiche –
Il leader dell’Ukip (Uk Indipendence Party) e uomo di punta del fronte euroscettico inglese Nigel Farage si è dimesso oggi dalla sua carica nel partito di cui nel 1993 fu uno dei fondatori, affermando che l’obbiettivo che si era proposto, ossia la completa indipendenza del Regno Unito da Bruxelles, è ormai stato raggiunto.
Il 23 giugno scorso si è infatti tenuto il referendum che ha sancito l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, la cosiddetta Brexit, di cui Farage è stato uno dei principali promotori; in un discorso tenuto oggi a Londra, il politico inglese ha quindi affermato che “è giusto che ora mi faccia da parte, ma se il governo non rispetterà la volontà del popolo britannico l’Ukip è pronto a continuare ad esercitare pressioni perché l’uscita dall’Ue diventi effettiva”.
La Brexit, sbandierata dagli euroscettici come la soluzione a tutti i mali, si sta infatti dimostrando più difficile del previsto e, soprattutto, per nulla indolore: il giorno successivo al referendum infatti si è assistito al crollo di tutte le borse europee e di gran parte di quelle asiatiche, mentre la sterlina ha perso in una notte il 10% del proprio valore su euro e dollaro, tendenza che non è mutata nei giorni successivi.
Questo clima di incertezza ha portato numerose grandi aziende come Toyota, Nissan o Rayanair a bloccare gli investimenti in Gran Bretagna, trasferendoli in paesi Ue, e le grandi banche come J.P. Morgan o Deutsche Bank a ridurre notevolmente il proprio organico nel paese, spingendo inoltre le tre principali agenzie di rating, Fitch, Moody’s e Standard and Poor’s a declassare il debito britannico; quest’ultima ha oggi addirittura parlato di possibilità di una recessione dell’economia.
Mentre Nigel Farage e Boris Johnson, ex sindaco di Londra e anche lui strenuo sostenitore della Brexit, dopo l’esito del referendum hanno cercato di rallentare il processo innescatosi per guadagnare tempo ed evitare lo shock che subirebbe il paese con un’uscita istantanea dall’Ue, Bruxelles spinge sull’acceleratore per mettere fine al più presto a questo periodo di incertezza e per dare una punizione esemplare al Regno Unito ed evitare un effetto domino che coinvolgerebbe altri stati e che rischierebbe di disgregare l’Unione.
Dopo il passo indietro di Johnson su una sua sua possibile candidatura a nuovo premier britannico, probabilmente per paura di affrontare la situazione estremamente difficile che si prefigura per il paese nei prossimi mesi o anni, anche l’abbandono di Farage altro non sembra che l’ennesima fuga di quegli euroscettici che hanno vinto a colpi di propaganda condita di paura e demagogia, ma che ora si rendono conto di non essere in grado di affrontare la realtà.

