di Enrico Oliari – 

Il parlamento europeo si è riunito in mattinata per discutere di Brexit: nel suo intervento il capo della Commissione Jean-Claude Juncker ha chiesto a Londra di “chiarire al più presto possibile” le propria posizione, poiché non è possibile avviare il negoziato di uscita della Gran Bretagna dall’Ue senza che sia stata presentata una richiesta formale.

L’impressione che si ha ora è che i leader europei vogliano che le trattative e gli accordi di separazione con la Gran Bretagna avvengano quanto prima in modo da stabilizzare i mercati e prevenire un eventuale effetto domino.

“Vedrò stamani il primo ministro – ha detto Juncker – per chiedergli di chiarire la situazione prima possibile. Non possiamo entrare in un periodo di protratta incertezza”.

Infatti è palese che a Londra si stia cercando di prendere tempo, con David Cameron che solo ieri ha detto alla Camera che lascerà al suo successore il compito di consegnare a Bruxelles la lettera di richiesta ufficiale di uscita dai Ventotto… e lui ha annunciato l’intenzione di dimettersi solo a ottobre.

“Niente notifica, niente negoziato”, ha insistito il capo della Commissione. “Ho dato un ordine da muftì ai miei direttori generali: non possono esserci contatti informali (con Londra, prima della lettera ufficiale, ndr.), è inammissibile”.

Nel suo contestato intervento Nigel Farage, uno dei più strenui sostenitori del “Leave” al referendum sulla Brexit, ha detto che “quando sono arrivato qui 17 anni fa, già allora insistevo per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, ed avevate riso di me. Ed oggi c’è la Brexit. La verità è che il vostro progetto politico, come pure la moneta unica, sta fallendo, imponete la povertà alla Grecia, i migranti creano divisioni e voi continuate a non dire la verità: avete imposto un’unione politica su tutti, fino a obbligare tutti al Trattato di Lisbona.

Il voto è stato quello dei cittadini piccoli, di quelli che hanno visto ridursi la propria ricchezza: essi hanno ribadito che vogliono loro gestire il loro paese, autogovernarsi. Noi oggi siamo un faro di speranza, il Regno Unito non sarà l’ultimo a lasciare l’Unione Europea”.

Juncker gli ha risposto che “mi piace dibattere con lei, poiché ha come me il senso dell’umorismo. Per cui mi dispiace che questo sia l’ultimo dibattito tra noi, poiché tra poco lei se ne andrà”. Ha poi rincarato la dose, trattando Farage come un intruso: “In qualche modo, sono veramente sorpreso di trovarvi qui. Vi siete battuto per l’uscita, i britannici hanno votato per l’uscita dalla Ue, perché sieti qui?”.