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La Gran Bretagna continua a temporeggiare sulla presentazione della richiesta formale di separazione dall’Ue, tanto che il premier Theresa May ha fatto sapere nei giorni scorsi l’intenzione di avviare i processi tecnici della Brexit non prima di marzo.
E mentre continua a far discutere l’iniziativa del ministro dell’Interno britannico Amber Rudd a che le aziende compilino liste dei lavoratori stranieri, a Parigi, in occasione del XX anniversario dell’Istituto Delors, il presidente francese Francois Hollande ha messo ancora una volta premura a Londra, come hanno già fatto in più occasioni i leader dell’Ue e dei vari paesi membri: “Il Regno Unito ha deciso per la Brexit, credo anche per una Brexit decisa, beh, bisognerà allora andare fino in fondo per soddisfare la volontà degli inglesi di uscire dall’Ue”, ha affermato , aggiungendo che “Dobbiamo dimostrare fermezza, altrimenti metteremo in discussione i principi stessi dell’Unione europea” e “ad altri Paesi verrà in mente di uscire dall’Unione per godere di presunti vantaggi e senza inconvenienti ne’ regole”.
“Sono profondamente convinto – ha insistito Hollande – che le soluzioni alle sfide dell’Unione Europea non si troveranno nella chiusura delle frontiere nazionali e nella rinuncia a soluzioni collettive. Ma sarebbe illusorio pensare che l’idea europea possa ignorare la legittimità delle sovranità nazionali. E’ su questa pretesa che si sono risvegliate le tentazioni populiste”.
Dello stesso avviso il capo della Commissione Jean-Claude Juncker, per il quale “Dobbiamo essere intransigenti” di fronte alle “manovre britanniche” sulla Brexit.
Ieri la cancelliera tedesca Angela Merkel ha avvisato il governo di Theresa May che la Gran Bretagna non potrà avere accesso al mercato comune Ue se non accetterà anche la libera circolazione delle persone.

