di Notizie Geopolitiche – 

Non si ferma il crollo della sterlina che oggi ha toccato il suo minimo dal 1985, svalutandosi ulteriormente dopo che, nella notte del 23 giugno scorso, in seguito al risultato del referendum che ha sancito l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, aveva perso il 10% del suo valore su dollaro ed euro.

Dopo essere scesa ieri sotto gli 1.30 dollari americani, la moneta inglese ha sfondato oggi quota 1.29, assestandosi sugli 1.287 dollari; per far fronte a questa crisi scoppiata come una bomba nell’economia inglese in seguito alla Brexit, il presidente della Bank of England, Mark Carney, ha portato ieri dallo 0.5% a 0 il Ccb (Countercyclical Capital Buffer), ossia la patrimonializzazione imposta alle banche inglesi per rafforzare la loro stabilità, liberando una cifra stimata di 150 miliardi di sterline, che potranno ora essere concesse in prestito dagli istituti di credito ad aziende e famiglie.

Le contromisure prese dal governo britannico non hanno però calmato il clima di incertezza che ha spinto grandi banche come J.P. Morgan, Morgan Stanley, Deutsche Bank e aziende come Ryanair o Easyjet a trasferire parte delle loro attività in paesi comunitari mentre Nissan e Toyota bloccavano i loro investimenti nel Regno Unito; dopo queste ora anche i tre più grandi fondi immobiliari inglesi, M&G, Standard Life e Aviva, hanno annunciato di aver congelato i rimborsi ai loro clienti, ossia chi ne facesse richiesta non potrebbe in questo momento riavere i propri soldi.

Nel dopo Brexit si teme infatti che gli immobili londinesi possano subire un crollo del loro valore anche del 20%, rischiando di colpire duramente queste aziende che hanno attualmente in gestione proprietà, tra le quali numerosi uffici ed anche centri commerciali, per miliardi di sterline.