di Notizie Geopolitiche –
Anche il mondo della ricerca paga l’alto prezzo della Brexit, soprattutto quando si parla degli scienziati britannici, che si stanno già vedendo rifiutare i contributi economici europei e l’ammissione all’interno di progetti finanziati dall’Ue.
A denunciare la situazione è Paul Crowther, direttore del dipartimento di fisica ed astronomia dell’Università di Sheffield, il quale ha pubblicato sulla rivista Nature[1] le e-mail con le quali si è visto rigettare la richiesta di partecipazione del proprio team ad un consorzio di ricerca internazionale finanziato dal progetto Marie Skłodowska-Curie actions, al quale sono stati assegnati 6.2 degli 80 miliardi di euro stanziati da Bruxelles per il piano Horizon 2020, programma europeo finalizzato al sostegno dello sviluppo tecnologico e dell’innovazione.
La motivazione data dal responsabile del consorzio è proprio il fatto che, in seguito alla decisione del Regno Unito di uscire dall’Unione Europea ed a “tutte le complicazioni che potrebbero derivarne”, è stato deciso di “rimuovere il problema alla base”, ossia escludendo tutti gli scienziati britannici, la cui presenza avrebbe potuto pregiudicare il futuro del progetto, in quanto non sono ancora note le norme che regoleranno i rapporti tra paesi Ue e Gran Bretagna nel periodo successivo alla Brexit.
Benché Londra sia ancora ufficialmente un paese comunitario, la decisione di lasciare l’Unione ha causato un vero e proprio terremoto in molti settori dell’economia e della politica britannica, situazione aggravata dal fatto che la volontà di Bruxelles pare quella di voler conferire al paese una punizione esemplare, con il fine di scoraggiare ulteriori defezioni.

