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E’ colpo di Stato in Burkina Faso dove l’esercito ha sciolto governo e Parlamento ed ha deposto il presidente Blaise Compaoré, dittatore assoluto del Paese da 27 anni, di cui non se ne conosce al momento la sorte (potrebbe essere fuggito in Senegal).
L’iniziativa dei militari è arrivata dopo tre giorni di scontri e di manifestazioni antigovernative in cui la tv di Stato è stata occupata ed il palazzo del Parlamento, quello del municipio e la sede del partito al potere sono stati dati alle fiamme. Chi protesta chiede la fine della dittatura, maggiore democrazia, meno corruzione e quindi la lo stop alla distribuzione dei benefici e delle prebende ai parenti di chi governa. Il fratello minore del presidente, uomo di potere, è stato arrestato all’aeroporto internazionale, che ora è stato chiuso.
Il potere è passato nelle mani del capo di stato maggiore delle Forze armate, il generale Honoré Traoré, e del generale in pensione Kouamé Lougué, uomo influente allontanato nel 2003 da Campaoré per la sua vicinanza ideologica a Thomas Sankara, leader carismatico e molto apprezzato, suo predecessore.
Al momento si è parlato di un organo di governo di transizione, che avrà una durata di 12 mesi.
Nella capitale Ouagadougou sono state anche abbattute le statue di Compaoré ed uno degli esponenti dell’opposizione, il leader del Movimento del Popolo per il Progresso (Mpp) Pargui Emile Paré, ha affermato che “È la nostra primavera nera, come primavere le arabe”.
Campaoré è salito al potere nel 1987 dopo aver ucciso in seguito ad una discussione animata Thomas Sankara, di cui era collaboratore.
Le proteste nel paese hanno avuto inizio dopo l’annuncio di una riforma costituzionale volta a consentire a Campaoré di continuare il mandato presidenziale.
Nella foto: Blaise Campaoré

