di Saber Yakoubi –

Già nel 2001, nel momento in cui è stata deciso l’intervento in Afghanistan, l’amministrazione statunitense di George Bush jr. aveva parlato di ridisegnale la geopolitica del Medio Oriente, ovvero di introdurre nei vari paesi la democrazia determinando così un cambiamento radicale nell’area. Oggi l’opinione pubblica araba si chiede se i cambiamenti che sono in corso nel panorama mediorientale rappresentano quel nuovo corso annunciato da Condoleezza Rice, allora Segretario di Stato Usa, oppure se la situazione è sfuggita di mano agli artefici della politica mondiale, al punto da essere presi in contropiede dagli avvenimenti stessi.

L’Egitto, l’Arabia Saudita e la Giordania rappresentavano infatti fino ad un paio di anni fa il cosiddetto “triangolo della moderazione” ed i vari problemi che interessavano il Medio Oriente venivano risolti grazie al loro peso politico ed alla capacità di trovare compromessi, ma poi il loro ruolo è stato ridotto al silenzio per essere surclassati da altri soggetti come la Turchia di Erdogan, l’Iran di Ahmadinejad ed il Qatar: quest’ultimo, nonostante i suoi soli 700mila abitanti, ha acquisito una capacità di influenza importante ed ha contribuito a determinare il corso degli eventi.

Pochi mesi fa, tuttavia, è stata resa pubblica l’intercettazione di una telefonata nella quale il Primo ministro e ministro degli Esteri del Qatar, Hamad bin Jassim bin Jaber Al Thani, palava di cambiamenti necessari in Arabia Saudita e spiegava che l’emittente panaraba al-Jazeera, che appunto trasmette da Doha, avrebbe dato maggiore spazio a coloro che lottano per le riforme nel paese di Riyad.

Sul momento non sono arrivate dai sauditi particolari forme di protesta, tuttavia le relazioni fra i due paesi sono andate via via raggelandosi al punto di non passare inosservate nel contesto della Lega Araba, di interessare gli scambi commerciali e persino di incidere proprio sui rispettivi ruoli di mediazione, dove il Qatar ha messo in ombra l’Arabia Saudita; anche nella dialettica mediata si susseguono i tiri e le battute inappropriate fra al-Jazeera ed la stampa saudita.

L’opinione pubblica mediorientale vede tuttavia nel Qatar un fedelissimo dell’Occidente ed ancor più uno strumento degli Stati Uniti, i quali arriverebbero nell’area non più attraverso le guerre, bensì grazie una politica fatta di prestiti condizionati e dagli obiettivi ben determinati.

D’altronde l’Arabia Saudita si sta ancora destreggiando fra gli effetti di una Primavera Araba di cui si è parlato poco, ma dove la repressione ha portato a numerosi arresti, a morti ed a feriti, in paese dittatoriale dove ancora oggi le donne non possono guidare l’auto.

Il ruolo del Qatar è invece andato sempre più crescendo anche grazie a forti investimenti nei paesi interessati dalle ‘Primavere Arabe’: proprio il paese del Golfo, tuttavia, che si fa portatore di valori come la democrazia e la libertà, è in realtà in mano alla famiglia Al Thani ed è stato luogo di intrighi e di colpi di Stato; basti pensare che l’attuale emiro, il monarca assoluto Hamad bin Khalifa Al Thani, ha preso il potere deponendo il padre nel 1995, dopo un viaggio in Europa: stando a quanto stanno diffondendo i media dell’Arabia Saudita, egli aveva resi pubblici i propri atti di corruzione e di speculazione per evitare che la sua posizione divenisse oggetto di ricatto e quindi fosse di nuovo messo da parte dal precedente regnante.

Fino a poco fa tali informazioni erano considerate un tabù nel mondo arabo, ed il fatto che oggi i mezzi di informazione sauditi ne parlano, la dice lunga sul rapporto fra le due nazioni.