di Enrico Oliari –
Nei giorni scorsi il premier britannico David Cameron aveva annunciato l’intenzione di introdurre quote per l’immigrazione dei cittadini membri dell’Unione europea, ricorrendo allo stratagemma di porre un tetto ai codici fiscali concessi in un anno, i “National Insurance Number”, indispensabili per lavorare nel Regno Unito.
La cosa va letta in chiave di politica interna, ovvero nel tentativo di Cameron di mettere un freno all’emorragia di consensi (e persino di propri deputati) diretti dalla sua area politica di centrodestra al partito anti-europeista di Nigel Farage, l’Ukip.
Addirittura il premier ha affermato che se vincerà le elezioni nel 2015 realizzarà un referendum sulla permanenza della Gran Bretagna nell’Ue.
Già nei suoi ultimi giorni di presidente della Commissione europea José Manuel Barroso ha voluto ricordare a Cameron che “La libertà di movimento è un principio molto importante nel mercato interno ed il mio consiglio alla Gran Bretagna è di non porre neanche in dubbio tale principio”.
Oggi vi è da segnalare la stoccata, dura, della cancelliera tedesca Angela Merkel, la quale, rispondendo ad un’intervista per il seguitissimo Sunday Times, ha informato che nel quadro di una rinegoziazione delle relazioni tra Londra e Bruxelles Cameron non avrà il suo appoggio, ovvero che “La Germania non altererà i principi fondamentali della libertà di circolazione nell’Unione Europea”.

