di Guido Keller – 

La situazione della Libia, ogni giorno aggravata dalle violenze fra le milizie jihadiste in particolare di Ansar al-Sharia, e quelle nazionaliste di Khalifa Haftar a Bengasi e della tribù di Zintan nell’area occidentale, sta preoccupando la comunità internazionale, anche perché nel paese nordafricano vige il più assoluto caos politico, con addirittura due parlamenti, uno “esule” a Tobruk eletto lo scorso giugno ed uno “riesumato” dai jihadisti a Tripoli, che si sconfessano a vicenda.

Già la conferenza di Madrid dello scorso 17 settembre, alla quale hanno partecipato 21 paesi fra i quali quelli nordafricani e i dirimpettai europei (per l’Italia il ministro degli Esteri Federica Mogherini) hanno approvato una linea di mediazione diplomatica fra le parti per arrivare ad un cessate-il-fuoco, incaricando dell’iniziativa il rappresentante speciale dell’Onu Bernardino Leon.

Oggi Italia, Francia, Usa, Regno Unito e Germania hanno voluto lanciare un ulteriore messaggio, diffuso dalla Farnesina, anche in considerazione del precipitare della situazione a Bengasi: “I Governi di Francia, Italia, Germania, Regno Unito e degli Stati Uniti d’America – si legge nella nota – condannano con forza le violenze che si stanno commettendo in Libia e chiedono un’immediata cessazione delle ostilità.

Condanniamo i crimini commessi dai gruppi Ansar al-Sharia e le violenze che si stanno consumando sul territorio libico, inclusa Tripoli e i suoi dintorni. La libertà della Libia, per la quale si è combattuto duramente, è a rischio se i Libici e i gruppi terroristici internazionali sono autorizzati ad utilizzare la Libia come una zona franca.

Siamo anche preoccupati dagli attacchi di Khalifa Hifter a Bengasi. Riteniamo che le sfide relative alla sicurezza della Libia e la lotta contro le organizzazioni terroristiche possano essere affrontate in modo sostenibile solamente da forze armate regolari sotto il controllo di un’autorità centrale, responsabile dinanzi ad un Parlamento democratico ed inclusivo.

Sosteniamo pienamente gli sforzi dell’Inviato Speciale per la Libia del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Bernardino Leon, e incoraggiamo tutte le parti a collaborare con lui. Dopo gli incontri di Gadames e Tripoli, i negoziati devono essere condotti in buona fede e adottando politiche inclusive, con l’obiettivo di trovare un accordo circa il luogo in cui stabilire la sede della Camera dei Rappresentanti, eletta lo scorso 25 giugno, e su come porre le basi di un Governo di Unità Nazionale.

Siamo pronti ad adottare, secondo quanto previsto dalla Risoluzione 2174 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, sanzioni individuali contro coloro che minacciano la pace, la stabilità e la sicurezza della Libia o contro coloro che si oppongono o tentino di sabotare il processo politico.

Concordiamo sul fatto che non possa esistere una soluzione militare alla crisi libica e siamo particolarmente preoccupati dal fatto che, dopo gli incontri di Gadames e Tripoli, le parti non abbiano ascoltato gli appelli per un cessate-il-fuoco.

Sottolineiamo l’importanza che la Comunità internazionale agisca in modo unito rispetto alla Libia, sulla base dei principi e delle intese raggiunte nei recenti incontri a New York e Madrid. Incoraggiamo con forza le parti ad astenersi dall’intraprendere azioni che potrebbero inasprire le divisioni esistenti, in modo tale da permettere ai Libici di far fronte a questa crisi nel quadro dei colloqui agevolati dalle Nazioni Unite”.

Oggi otto persone sono rimaste uccise nel corso di nuovi combattimenti a Bengasi tra le forze governative e gruppi islamici.

The governments of France, Italy, Germany, the United Kingdom and the United States strongly condemn the ongoing violence in Libya and call for an immediate cessation of hostilities.

We condemn the crimes of Ansar al-Sharia entities, and the ongoing violence in communities across Libya, including Tripoli and its environs. Libya’s hard fought freedom is at risk if Libyan and international terrorist groups are allowed to use Libya as a safe heaven.

We are also concerned by Khalifa Hifter’s attacks in Benghazi. We consider that Libya’s security challenges and the fight against terrorist organizations can only be sustainably addressed by regular armed forces under the control of a central authority which is accountable to a democratic and inclusive parliament.

We fully support the work of UN SRSG Leon and urge all parties to cooperate with his efforts. After the Ghadames and Tripoli meetings, negotiations should be pursued with goodwill and adopting inclusive policies, with the aim of finding an agreement on the location of the House of Representatives elected last June 25th and laying the foundations for a Government of National Unity.

We stand ready to use individual sanctions in accordance with UNSCR 2174 against those who threaten the peace, stability or security of Libya or obstruct or undermine the political process.

We agree that there is no military solution to the Libyan crisis. We are particularly dismayed that after meetings in Ghadames and Tripoli, parties have not respected calls for a ceasefire.

We stress the importance that the international community acts in a united manner on Libya on the basis of the principles and understandings agreed at recent meetings, namely in New York and Madrid. We strongly encourage all partners to refrain from actions which might exacerbate current divisions in order to let Libyans address the current crisis within the framework of UN-facilitated talks.