di Enrico Oliari –

Diverse decine di carri armati turchi sono entrati in territorio siriano da Karkamis e si sono diretti nei pressi della vicina Jarabulus, città in mano all’Isis, contro le cui posizioni è stato aperto il fuoco. In mattinata vi sono stati raid aerei turchi volti a preparare il terreno e ieri colpi di artiglieria.

A dare il via all’operazione, denominata “Scudo dell’Eufrate” (entrambe le città si trovano sul fiume), sono stati alcuni colpi di mortaio sparati su Karkamis da Jarabulus, città circondata su due lati dai curdi dell’Ypg e con a nord il confine turco, ma la cosa è divenuta possibile solo dopo la ritrovata intesa fra Ankara e Damasco, conseguita all’incontro del 9 agosto del presidente turco Recep Tayyp Erdogan con quello russo Vladimir Putin, alleato e sostenitore di Bashar al-Assad.

Approfittando del golpe fallito del 15 luglio, Erdogan è riuscito a lasciare il vicolo cieco in cui si era infilato e a rimettersi in gioco, dopo che per anni dal confine turco sono transitati decine di migliaia di foreign fighter, armi e beni di ogni genere diretti ai ribelli siriani ma anche ai jihadisti di Jabat al-Nusra (oggi Jabar Fath al-Sham) e dell’Isis, di cui sono stati persino assistiti i miliziani feriti negli ospedali turchi. In senso inverso è transitato il petrolio svenduto dalla Stato Islamico e il cui introito è stato necessario per alimentare la macchina amministrativa e quella bellica.

Erdogan ha, insomma cambiato le carte in tavola ed il collega siriano Bashar al-Assad, per dimostrargli la disponibilità all’apertura delle relazioni, ha colpito con aerei su Hasaka i curdi dell’Ypg, alleati del Pkk turco ed invisi ad Ankara.

Da quanto si è saputo le operazioni hanno preso il via stamattina alle 4.00 (o.l.) con lo scopo, è stato riferito dal governo, di “ripulire il distretto di Jarabulus, nella provincia di Aleppo, dalla presenza di elementi dell’organizzazione terroristica Daesh”, nonché di “rafforzare la sicurezza al confine e difendere l’integrità territoriale della Siria”.

Fonti dell’esercito hanno informato che l’artiglieria ha centrato 63 obiettivi in due ore, mentre i raid hanno distrutto almeno 12 obiettivi.

L’azione via terra dovrebbe precedere i circa 1.500 ribelli siriani addestrati ed equipaggiati dalla Turchia e pronti a lanciarsi sulla città siriana.

Potrebbe tuttavia costare caro alla Turchia l’aver girato le spalle all’Isis, processo a dire il vero iniziato in modo graduale oltre un anno fa, per cui vi fu l’”avvertimento” dell’attentato di Suruc (20 luglio 2015, 34 morti): lo sfaldamento dello Stato Islamico comporterà il rientro in patria dei foreign fighter, pronti a colpire e a portare la guerra del terrore e della vendetta nei territori dei vari paesi, allarme peraltro lanciato in giugno dal coordinatore europeo anti terrorismo Gilles de Kerchove: si calcola che siano non meno di 10mila i foreign fighter con passaporto turco pronti a rientrare nel proprio paese.