di Guido Keller –
Fa acqua da tutte le parti la pista degli islamisti ceceni che avrebbero ucciso lo scorso 27 febbraio il leader dell’opposizione Boris Nemtsov: l’epoca non è più quella dell’Unione Sovietica, dove la stampa era di stato e dove non esistevano mezzi di comunicazione paralleli, per cui a demolire le verità ufficiali sono gli stessi media.
Gli arrestati per l’omicidio di Nemtsov sono Zaur Dadayev, reo confesso, i fratelli Anzor e Shagid Gubashev (cugini di Dadayev), Ramzat Bakhaiev e Tamerlan Eskerkhanov, tutti catturati in Inguscezia e che hanno sempre professato la loro innocenza, mentre Beslan Shavanov si sarebbe fatto esplodere a Grozny per non essere catturato.
Non si è mai capito il movente esatto dell’omicidio, ma forti sospetti vi erano sul fatto che gli arrestati avessero agito al fine di punire Nemtsov per le sue posizioni antislamiste pronunciate a seguito della strage presso al redazione del Charlie Hebdo.
Certa della loro colpevolezza era la giudice Natalia Mushnikova, la quale aveva affermato che ”Il coinvolgimento di Dadayev nel crimine è confermato, oltre che dalla sua confessione, dalla totalità delle prove raccolte”.
Tuttavia oggi il canale russo LifeNews (considerato vicino all’Fsb, i servizi segreti) ha riportato che Tamerlan Eskerkhanov non poteva essere sul luogo dell’omicidio, avvenuto alle 23.30, dal momento che alle 23.26 le telecamere lo riprendono nel locale dove è impiegato come guardia di sicurezza ed anche molti testimoni lo hanno visto lì quella sera.
E Zaur Dadayev, l’ex ufficiale del Battaglione Sever (polizia cecena) reo confesso, ha comunicato ad un componente della Commissione pubblica per i diritti umani presso il Cremlino, che lo ha incontrato in carcere, che la confessione gli è stata estorta sotto tortura.
L’impressione che si ha, insomma, è che siano gli stessi servizi segreti ora a far percepire una pista impronunciabile dalle parti del Cremlino, ovvero che dietro all’omicidio di Nemtsov vi sia sì una pista cecena, ma che riconduce al governatore Ramzan Kadyrov, considerato un fedelissimo del presidente Putin e da questi sempre ripagato con una stima e con una fiducia quasi uniche.
La Novaya Gazeta, il quotidiano per cui lavorava Anna Politkovskaia, ha pubblicato addirittura il nome e il cognome dell’individuo ritenuto l’assassino di Nemtsov, ovvero è il “maggiore Ruslan” Gheremeiev, anche lui del corpo d’Elite della polizia cecena (il Battaglione Sever) ideato dallo stesso Kadyrov per tenere sotto controllo la musulmana Cecenia. Per il giornale “Ruslan è stato interrogato a Grozny già lunedì, senza far filtrare informazioni alla stampa”, mentre l’oppositore anti-Putin Alexey Navalny, che è in carcere un giorno sì ed uno pure con le accuse più disparate (compreso il furto di legname), si è spinto oltre ed ha affermato che i mandanti sarebbero i parlamentari ceceni Adam Delinkhanov e Suleiman Gheremeiev a compiere l’omicidio attraverso Ruslan Gheremeiev”. Navalny ha anche osservato che “Adam Delinkhanov è cugino di secondo grado del senatore Suleiman Gheremeiev”, mentre Ruslan sarebbe un loro nipote e avrebbe un terzo “zio” con un alto incarico nella polizia di Shelkovsk, in Cecenia.
La partita sarebbe tutta, se non di Putin, attorno a Putin, con la linea sostenuta da alcuni per cui Nemtsov sarebbe stato ucciso per far vacillare la poltrona del presidente russo, o ancora che vede una sorta di regalo di Kadyrov al suo Putin. Un’altra ipotesi accreditata è quella di una sorta di gara interna alla nomenklatura cecena per accreditarsi come fedeli e pronti a tutto agli occhi del capo del Cremlino, ma anche questa è solo una supposizione, che richiederà tempo per essere indagata.
La Novaya Gazeta ritiene che i mandanti dell’assassinio di Nemtsov abbiano addirittura in mano una lista di obiettivi da colpire, fra i quali vi sarebbero anche il direttore di radio Ekho Moskvy Aleksandr Venediktor, Mikhail Khodorkovsky, e probabilmente anche l’attivista e giornalista Ksenya Sobchak.
Zhanna Nemtsova, figlia del leader assassinato, ha affermato alla Bbc che “Dopo quel delitto tutti sono intimoriti in Russia”, e la morte di suo padre, che aveva come unico nemico Putin, “lascia l’opposizione decapitata”. Come dire che Putin ha la sua parte di responsabilità nell’accaduto, se non altro politica.

