di Manuel Giannantonio –

Elemento precursore della missione europea in Centrafrica, la Gendarmeria francese ha inviato pattuglie a Bangui nell’attesa del lasciapassare imminente del Consiglio di sicurezza dell’Onu per l’impiego di 12mila caschi blu.

La Francia sottoporrà al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite un testo che prevede l’invio di 10mila soldati e di 1.800 poliziotti che formeranno la Minusca (Missione multidimensionale integrata per la stabilizzazione delle Nazioni Unite nella Repubblica centrafricana).

Servirà una forza neutrale per poter aiutare i centrafricani a fare la pace, a riconciliarsi e a favorire il lavoro umanitario”, spera Hilaire Gbango, impiegata bancaria intervistata a Bangui per conoscere il pensiero delle persone comuni. Per un commerciante della zona, le forze già presenti sul territorio hanno “uno spirito sostenitore”.

I Caschi blu, il cui impiego è fissato per il 15 settembre, dovranno assicurare la sicurezza dei 6mila uomini della Misca presenti sul territorio. Gli Europei hanno promesso la disponibilità 800 militari che hanno già iniziato mercoledì a pattugliare la zona della capitale.

La risoluzione autorizza i soldati a dare man forte alla Minusca impiegando tutti i mezzi necessari. La Minusca avrebbe come obiettivo la protezione dei civili e dei convogli umanitari, il mantenimento dell’ordine, il sostegno alla transizione politica e il rispetto dei Diritti dell’uomo. Si tratterà di una delle più grandi operazioni di mantenimento della pace dell’Onu e il suo bilancio annuale è stimato dagli esperti tra i 500 e gli 800 milioni di dollari.

La risoluzione invoca le autorità di transizione di Bangui a “organizzare delle elezioni presidenziali e legislative libere non più tardi del mese di febbraio dell’anno prossimo. Numerosi abitanti non nascondono il loro pessimismo circa la stabilizzazione di un paese molto povero, dal passato minato di problemi continui, tra ribellioni e colpi di Stato.

“Le abbiamo provate tutte in questo paese: operazione Barracuda (1979), Missione delle Nazioni Unite nella Repubblica Centrafricana (Minurca, 1998-2000), Forze multinazionali dell’Africa centrale (Fomac, 2010), Misca, Sangris, e presto Minusca”, ironizza il giurista, Eusèbe Mamougbassio con la stampa locale, menzionando le innumerevoli missioni internazionali che hanno fallito nel tentativo di ristabilire l’ordine da 30 anni in Centrafrica.

La Repubblica centrafricana è piombata in un caos senza precedenti un anno fa, con l’arrivo della ribellione con dominanza musulmana, la Sèlèka, al potere tra marzo 2013 e gennaio 2014, che ha moltiplicato i soprusi sulla maggioranza cristiana, l’80% della popolazione.

Originariamente formatasi per difendersi dalla Sèlèka, la milizia armata “anti-balaka”, essenzialmente cristiana, conduce attacchi altrettanto sanguinanti contro i ribelli e i civili musulmani, che fuggono dal paese in massa.

Martedì almeno 30 persone, la cui maggioranza erano civili, sono stati uccisi durante scontri tra le milizie anti-balaka e gli ex ribelli Sèlèka nella regione di Dékoa, a 300 km a nord di Bangui.

In visita a Bangui il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, ha chiamato la comunità internazionale a mobilitarsi per il Centrafrica, al fine di impedire la riedizione di un dramma simile al genocidio del Ruanda di 20 anni prima.