Cile. Alleanza con gli Usa nella guerra invisibile contro il crimine transnazionale

di Giuseppe Gagliano

Firmato a Santiago tra la segretaria Usa alla Sicurezza Interna Kristi Noem e il ministro cileno Luis Cordero un accordo di collaborazione bilaterale per la guerra contro il crimine transnazionale. Si profila tuttavia una strategia multilivello, in cui gli Stati Uniti cercano di blindare il proprio emisfero sud attraverso partner regionali selezionati, come il Cile. Un’alleanza che, al di là della retorica, risponde a esigenze precise: contenere la proliferazione di reti criminali come il Tren de Aragua, intercettare flussi migratori irregolari e rafforzare il controllo digitale delle identità.
Il cuore dell’intesa è rappresentato dal programma BITMAP (Biometric Identification Transnational Migrant Alert Program), attivo da febbraio 2025. Formalmente, si tratta di un sistema per condividere dati biometrici di migranti sospettati di attività criminali. In realtà, è un potente strumento di raccolta informazioni che consente agli USA di estendere il proprio raggio di sorveglianza ben oltre i confini nazionali. Il Cile, da parte sua, si pone come hub regionale per la cooperazione in materia di sicurezza, fungendo da testa di ponte per operazioni coordinate con FBI e agenzie federali.
Non è un caso che l’accordo sia stato siglato con l’esplicita benedizione del ministero della Giustizia cileno. La criminalità organizzata, oggi, non è più soltanto una minaccia interna, ma una vera e propria piattaforma transnazionale, capace di connettere le periferie di Bogotá alle suburbie di Miami.
Gli Stati Uniti hanno interesse a rafforzare la cooperazione con Paesi politicamente stabili e relativamente affidabili come il Cile. È una politica che si inscrive nella dottrina post-pandemica di “contenimento delle crisi a distanza”, evitando che i problemi, migratori, criminali o economici, si riversino direttamente sul suolo americano.
In questo senso, Santiago diventa un perno strategico in un’America Latina attraversata da instabilità croniche, tra narco-stati, crisi migratorie e penetrazione cinese. Il BITMAP e la task force binazionale non sono solo strumenti di polizia, ma veri e propri asset geopolitici, utili a ricostruire una rete di alleanze funzionali agli interessi di sicurezza USA, in un contesto multipolare che mette sotto pressione il vecchio ordine panamericano.
Il riferimento costante al Tren de Aragua, gruppo criminale nato in Venezuela e oggi ramificato in vari Paesi del continente, rivela quanto le reti illecite siano capaci di adattarsi ai processi di globalizzazione. Queste organizzazioni sfruttano i corridoi migratori, i vuoti istituzionali e i limiti della cooperazione giuridica tra Stati per moltiplicare i propri profitti e sfuggire alla repressione. Il Cile è diventato un punto nevralgico per queste rotte, anche grazie alla sua lunga frontiera e al ruolo strategico nel cono sud.
Il furto subito da Kristi Noem a Washington da parte di un ladro cileno – che ha suscitato clamore mediatico – è servito da casus belli per accelerare la formalizzazione dell’accordo. Ma dietro all’episodio, l’obiettivo più ampio è costruire una cintura di sicurezza che interconnetta database biometrici, polizie e intelligence lungo tutta l’America Latina.
Nonostante il linguaggio della cooperazione, l’intesa riflette dinamiche ben note nella relazione tra Nord e Sud globale: condivisione selettiva delle informazioni, subordinazione tecnologica e scarico a valle delle responsabilità in materia di controllo migratorio. Il Cile, in cambio della permanenza nel programma Visa Waiver, accetta di trasformarsi in avamposto di frontiera digitale per conto degli Stati Uniti. Una scelta che pone interrogativi sulla sovranità dei dati, sulla tutela dei diritti fondamentali e sulla sostenibilità di modelli di sicurezza sempre più delegati a tecnologie opache e algoritmi.
La cooperazione tra Cile e USA nella lotta alla criminalità organizzata appare, oggi, come un esempio di diplomazia securitaria 2.0. Il BITMAP è il simbolo di un mondo in cui la sicurezza si costruisce tramite reti digitali, dove confini fisici e virtuali si fondono, e dove la lotta al crimine si gioca tanto nei laboratori forensi quanto nelle sale strategiche dell’intelligence. Ma questa rete di sicurezza, se non accompagnata da garanzie democratiche, rischia di trasformarsi in una rete di sorveglianza, rafforzando logiche di esclusione, controllo e disuguaglianza.