di Giuseppe De Santis –
Vista la precaria situazione economica dell’Argentina, è naturale che il governo punti a sfruttare il giacimento di Vaca Muerta per produrre petrolio e gas non solo al fine di coprire il fabbisogno interno, ma anche per esportarli verso altri Paesi.
Se pochi mesi fa Buenos Aires ha stipulato un accordo per esportare gas in Brasile utilizzando i gasdotti boliviani, ora l’Argentina ha trovato un altro importante cliente. La compagnia petrolifera statale cilena ENAP ha infatti firmato un accordo con quattro società attive in Argentina — YPF, Equinor, Shell Argentina e Vista Energy — per l’importazione di petrolio proveniente dal giacimento di Vaca Muerta.
L’intesa, raggiunta dopo due anni di trattative, ha un valore complessivo di 12 miliardi di dollari e consentirà al Cile di acquistare petrolio fino al 2033 per un quantitativo di circa 70 mila barili al giorno.
Per comprendere l’importanza dell’accordo, basta considerare che l’attuale valore degli scambi commerciali tra Cile e Argentina si aggira intorno agli 8 miliardi di dollari.
Il petrolio verrà trasportato attraverso la Trans-Andean Pipeline, un oleodotto lungo circa 400 chilometri, costruito negli anni Novanta e rimasto inattivo per 17 anni.
L’accordo non è vantaggioso solo per l’Argentina, che potrà incassare valuta pregiata, ma anche per il Cile, che avrà accesso a petrolio a basso contenuto di zolfo a costi inferiori. Finora, infatti, Santiago ha importato greggio da Messico, Africa e Brasile, sostenendo spese più elevate a causa dei lunghi tempi di trasporto e del rischio di ritardi. Ora, invece, potrà contare su forniture più rapide e, in prospettiva, potrebbe anche esportare parte del petrolio acquistato dall’Argentina, ottenendo ulteriori entrate sotto forma di commissioni legate all’export.




