di Paolo Menchi –
Con una cerimonia solenne presso il Congresso Nazionale di Valparaíso, José Antonio Kast ha giurato come 35mo Presidente del Cile. Il leader ultracattolico, 60 anni e padre di nove figli, segna una svolta storica per il Paese andino: è il primo sostenitore del regime di Augusto Pinochet a guidare la nazione dal ritorno della democrazia nel 1990.
Kast succede al progressista Gabriel Boric, che lascia La Moneda a soli 40 anni, dopo un passaggio di consegne segnato da forti tensioni diplomatiche. Il clima tra i due leader si è incrinato negli ultimi giorni a causa di dispute su progetti infrastrutturali strategici e sulla gestione dei rapporti con gli Stati Uniti e la Cina.
Il successo di Kast, che ha trionfato al ballottaggio con il 58% dei voti contro la candidata governativa Jeannette Jara, poggia su tre pilastri fondamentali: la sicurezza con un piano d’urto contro la criminalità organizzata, la migrazione con la costruzione di un muro sulla frontiera nord e l’espulsione massiccia di migranti irregolari e l’economia con un taglio della spesa pubblica di 6 miliardi di dollari in 18 mesi, una riduzione delle asse e l’obiettivo di una crescita del 4%.
Il nuovo esecutivo è composto da 24 ministri (13 uomini e 11 donne), provenienti in gran parte dal mondo accademico e dal settore privato. Kast ha optato per un profilo tecnico, includendo persino due ex avvocati di Pinochet, ma limitando i posti per i partiti della destra tradizionale che lo hanno appoggiato (UDI, RN ed Evópoli).
Tuttavia, il cammino non sarà privo di ostacoli. Kast dovrà navigare in un Parlamento frammentato, dove la destra non ha la maggioranza assoluta e dipenderà dai voti del Partito de la Gente (PDG). Inoltre, cresce la pressione alla sua destra da parte del Partido Nacional Libertario, formazione più radicale che ha scelto di restare fuori dal governo per mantenere un ruolo di critica pura.
Alla cerimonia hanno partecipato numerosi capi di Stato, tra cui il re Felipe VI di Spagna, l’argentino Javier Milei e il brasiliano Lula da Silva. Nonostante le aspettative, sono rimasti assenti i grandi nomi dell’ultradestra globale come Viktor Orbán, Nayib Bukele e Giorgia Meloni, sebbene Kast abbia visitato i loro paesi nei mesi precedenti per consolidare legami ideologici.
Mentre il nuovo Presidente si insedia a La Moneda, la sfida principale sarà trasformare gli slogan elettorali in soluzioni concrete per una cittadinanza preoccupata da un’insicurezza senza precedenti. Resta da vedere se Kast riuscirà a conciliare il “megat aglio” alla spesa pubblica promesso con la necessità di non intaccare la spesa sociale, un punto su cui molti economisti restano scettici.












