di Giuseppe Gagliano –
Mentre da Washington piovono nuovi report che dipingono Pechino come la minaccia numero uno sul piano militare e cibernetico, la Cina risponde colpo su colpo: “Basta guardare il mondo con lenti egemoniche”. Il messaggio, partito il 26 marzo dal Ministero degli Esteri cinese, è chiaro: il vero destabilizzatore globale non è Pechino, ma una Casa Bianca ossessionata dal mantenere la supremazia a ogni costo.
Il portavoce Guo Jiakun ha bollato come “pretestuose” le accuse americane, secondo cui la Cina sarebbe impegnata in operazioni aggressive nel cyberspazio e nella corsa agli armamenti. Piuttosto, ha rilanciato: è Washington che, sostenendo l’indipendenza di Taiwan, mina alle fondamenta il principio della “Una sola Cina”, cioè la linea rossa invalicabile per Pechino.
Nel frattempo le autorità cinesi ribadiscono la disponibilità a una riunificazione pacifica con Taiwan, ma avvertono: tutte le opzioni restano sul tavolo. Le esercitazioni militari nello Stretto e la retorica sempre più rigida lo dimostrano. E se la Cina insiste pubblicamente sull’unità nazionale, la rimozione nel 2025 del riferimento alla “riunificazione pacifica” nel documento ufficiale annuale mostra un cambio di tono che non può essere ignorato.
La portavoce Mao Ning ha rilanciato l’ennesimo avvertimento agli Stati Uniti: smettere subito le vendite di armi a Taipei e interrompere ogni forma di cooperazione militare. “Taiwan è il cuore degli interessi vitali della Cina e rappresenta la prima linea rossa nelle relazioni con gli USA”, ha dichiarato.
Il premier Li Qiang ha chiuso il cerchio, rilanciando il concetto di “ringiovanimento nazionale” e coinvolgimento del popolo taiwanese nel grande disegno cinese. Ma resta il nodo centrale: la Cina, mentre predica pace e cooperazione, continua a rafforzare l’apparato militare, ad aumentare la spesa per la difesa e a rifiutare qualunque ingerenza esterna.
In altre parole Pechino non vuole un conflitto, ma è pronta ad affrontarlo. Il tempo della diplomazia rituale sembra tramontato. E tra una linea rossa e un report di intelligence, le possibilità di un’intesa reale tra Cina e Stati Uniti si fanno sempre più remote.




