di Gaetano de Pinto –
La Cina ha oggi battuto in materia di smog se stessa: in diverse aree metropolitane il livello di polveri sottili ha raggiunto 50 volte i limiti indicati dall’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms). A Changchun, città di 8 milioni di abitanti e capoluogo della provincia nord-orientale di Jilin, è allarme, con le dannosissime per la salute Pm 2,5 date a 860 microgrammi per metro cubo nelle 24 ore, contro i 25 microgrammi massimi stabiliti dall’OMS.
Nel primo giorno di accensione dei riscaldamenti nella città, dove ancora funzionano a carbone, si è arrivati a mille microgrammi, il livello più alto da quando la Cina, nel 2013, ha iniziato a monitorare lo stato dell’aria. Lo smog ha creato una fitta nebbia che impedisce persino di vedere gli edifici.
Non meglio le cose vanno altrove, tanto che le autorità hanno stabilito la chiusura di ben sette autostrade e diverse amministrazioni locali hanno sconsigliato ai cittadini di uscire di casa e di praticare sport.
Nonostante questo in altri centri le leggi anti-smog, che puniscono duramente chi inquina, sembra abbiano parzialmente funzionato, per quanto si resti altamente sopra i livelli di rischio per la salute: a Pechino la media di inquinamento annuale è di 77,8 microgrammi per metro cubo di aria.
