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Studenti in protesta a Hong Kong contro l’autoritarismo cinese: stando all’annuncio fatto dai rappresentanti, le manifestazioni dureranno una settimana. Si fonderanno quindi con le iniziative di Occupy Central, guidate da Benny Tai, per opporsi alla decisione di Pechino di non cedere alle richieste del movimento democratico e di voler mantenere l’opzione di dire la sua su chi deve amministrare l’ex enclave britannica. Il Comitato permanente del Congresso del Popolo nazionale (Npc) ha infatti comunicato il 2 settembre scorso di aver preso la decisione secondo cui nel 2017 saranno i cittadini a scegliere il responsabile esecutivo, però fra due o tre candidati scelti fra una rosa di nomi approvati da Pechino, ovvero “patriottici”.

Di fatto viene preclusa ogni sorta di opposizione, per cui gli studenti e gli attivisti di Occupy Central insistono nel proposito di organizzare corpose manifestazioni per chiedere maggiore democrazia.

Attualmente metà dei deputati locali vengono eletti dal popolo, mentre il governatore viene scelto da 1.200 esponenti del mondo imprenditoriale, sociale e finanziario, con comprovata fede nei confronti della Repubblica popolare cinese.

Nei giorni scorsi sostegno alla causa dei manifestanti è arrivato anche da Taiwan, dove il presidente Ma Ying-jeou ha manifestato vicinanza al movimento pro-democratico nel perseguire “democrazia e stato di diritto per il popolo di Hong Kong” e ha auspicato che il governo cinese e quello di Hong Kong aprano un dialogo che tenga conto dell’opinione della maggioranza del popolo dell’isola.

Divenuta colonia britannica dopo la Prima Guerra dell’Oppio (1839-1842), Hong Kong si espanse nel 1898 fino a comprendere il perimetro della penisola di Kowloon. In base ai trattati sarebbe rimasta britannica per 99 anni, com’è stato.

Amministrata come provincia speciale, Hong Kong è sede di uno dei principali centri finanziari internazionali. Conta 7 mln di abitanti.