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Scontri a Hong Kong fra gli studenti e i militanti di Occupy Central da una parte, e i filo-cinesi del movimento Anti-Occupy Central, distinguibili dal nastro blu, e persone senza distintivi di riconoscimento dall’altra: le ultime informazioni diffuse da fonti mediche parlano di 165 feriti. Il tutto nonostante gli studenti, guidati dal giovane Joshua Wong, avessero accettato di far passare i dipendenti pubblici diretti al posto di lavoro e da parte governativa si era garantito che “la porta del dialogo resta aperta”. La proposta di un confronto era venuta dal governatore di Hong Kong Leun Chun-ying, detto “CY”, ma al momento le possibilità di interloquire sembrano destinate ad alienarsi proprio a causa dell’intervento di Anti-Occupy Central.
Alla base delle proteste, che negli ultimi giorni si sono riscaldate anche per l’intervento delle Forze dell’ordine, vi è la decisione del Comitato permanente del Congresso del Popolo nazionale (Npc) secondo cui nel 2017 saranno i cittadini a scegliere il responsabile esecutivo, però fra due o tre candidati scelti da una rosa di nomi approvati da Pechino, ovvero “patriottici”.
Il giornale ufficiale del Partito Comunista Cinese, il Quotidiano del Popolo, ha riportato due giorni fa un editoriale secondo cui l’iniziativa degli studenti “è destinata alla sconfitta” e le loro rivendicazioni non sono “né legali, né ragionevoli”. Addirittura il New York Times ha scritto in un articolo che i servizi di sicurezza di Pechino avrebbero creato un’apposita app civetta per smartphone che permette loro di tenere sotto controllo il traffico dati e i movimenti degli studenti.
Divenuta colonia britannica dopo la Prima Guerra dell’Oppio (1839-1842), Hong Kong si espanse nel 1898 fino a comprendere il perimetro della penisola di Kowloon. In base ai trattati sarebbe rimasta britannica per 99 anni, com’è stato.
Amministrata come provincia speciale, è sede di uno dei principali centri finanziari internazionali. Conta 7 mln di abitanti.

