di Giuliano Bifolchi –

L’attacco avvenuto nella stazione ferroviaria di Kunming, nella provincia cinese meridionale di Yunnan, causa di 34 morti e più di 130 feriti, mette in luce il problema della sicurezza interna della Repubblica Popolare Cinese in relazione al fenomeno separatista uighur sviluppatosi all’interno della provincia dello Xinjiang, conosciuta anche come Turkestan orientale, e capace di estendersi a livello nazionale.

L’attentato di Kunming è il secondo orchestrato dal movimento separatista uighur al di fuori dello Xinjiang e segue quello avvenuto lo scorso ottobre 2013 a Piazza Tienanmen causa della morte di 5 persone; tali avvenimenti sembrano rispettare quanto prospettato da Abdulla Masourha, leader del Partito Islamico del Turkestan (TIP), il quale in un messaggio video rilasciato a novembre aveva minacciato il governo cinese di orchestrare futuri attacchi a livello nazionale.

Dal 2009 in Cina si è registrato un incremento degli attacchi terroristici divenuti per la provincia dello Xinjiang la minaccia principale; nel 2012 sono stati registrati nella provincia stessa circa 190 attacchi, numero superiore rispetto al 2011 facendo fede a quanto dichiarato dal Dipartimento della Sicurezza Pubblica Regionale.

L’attacco di Kunming

Secondo le testimonianze riportate dalla agenzia di informazione Xinhua, sabato 1 marzo alle ore 9.20 serali (orario di Pechino) più di 10 uomini armati di coltelli hanno preso d’attacco la stazione ferroviaria di Kunming nella provincia meridionale di Yunnan colpendo le persone presenti nell’edificio e causando 34 morti, tra cui 5 assalitori abbattuti dalle forze di polizia, ed il ferimento di più di 130 persone.

L’autorità municipale ha dichiarato che le modalità perpetrate in tale attacco e le prove presenti sulla scena del crimine collegano quanto avvenuto direttamente alle forze separatiste dello Xinjiang; tale iniziale rapporto, non ancora validato, conferma però il fatto che l’episodio sia da considerarsi come un attacco terroristico “premeditato ed organizzato”.

L’attentato, avvenuto a più di mille chilometri di distanza dalla provincia dello Xinjiang, precede l’annuale riunione della legislatura prevista per mercoledì 5 marzo a Pechino che vedrà il governo del presidente Xi Jinping impegnato nell’esporre il rapporto del primo anno di lavoro. Il portavoce per la seconda sessione del Comitato Nazionale della Conferenza Politica Consultiva del Popolo Cinese ha dichiarato che il governo di Pechino intende punire duramente i fautori dell’attacco per l’inumanità espressa nei confronti di vittime civili inermi. Il presidente cinese Xi Jinping ha incitato le forze dell’ordine ad investigare e risolvere il caso con l’intento di punire gli assalitori.

L’attentato a Piazza Tienanmen e la rivendicazione del TIP

Il 28 ottobre 2013 un veicolo a quattro ruote motrici, dopo aver attraversato la piazza simbolo della Cina gremita di persone, si era schiantato contro un ponte in pietra prendendo fuoco ed uccidendo 5 persone e causando un numero elevato di feriti. Le autorità cinesi dopo l’attentato avevano identificato il guidatore come una persona di etnia uighur, componente musulmana presente nella regione dello Xinjiang.

Lo scorso novembre il Partito Islamico del Turkestan (TIP) aveva rilasciato un messaggio audio in lingua uighur della durata di otto minuti (traduzione del testo rilasciata da SITE) in cui il leader Abdullah Mansourha dichiarava la responsabilità dell’attacco avvenuto nel mese di ottobre a Piazza Tienanmen e minacciava direttamente il governo di Pechino di futuri attacchi nella capitale cinese, in special modo nei confronti della Grande Sala del Popolo, edificio posizionato all’angolo occidentale di Piazza Tienanmen usato per le attività legislative e cerimoniali della Repubblica Popolare Cinese e del Partito Comunista Cinese.

Le autorità cinesi avevano accusato dell’attentato del 28 ottobre il Movimento Islamico del Turkestan Orientale (ETIM), anche se successivamente il portavoce del Ministero degli Esteri Qin Gang aveva riferito che ETIM poteva essere considerato al pari di TIP. Secondo Nichola Bequelin, ricercatore di Human Rights Watch di Hong Kong, ETIM ha riformato negli ultimi anni TIP; nel 2012 il suo leader è stato ucciso da un drone CIA durante un attacco in Pakistan. Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti aveva inserito ETIM nella lista delle organizzazioni terroristiche nel 2002.

La gestione cinese della regione autonoma dello Xinjang-Uighur

La Regione autonoma dello Xinjiang-Uighur (XUAR), chiamata anche Turkestan orientale, secondo un censimento stilato dalle autorità cinesi nel 2010, è composta da 21.8 milioni di persone di cui il 40.1% (8.7 milioni di persone) di etnia cinese mentre la restante parte (13 milioni circa) di etnia uighur con la presenza di minoranze turche, uzbeche, kazake e tagiche. Dalla incorporazione del Turkestan orientale all’interno della Repubblica Popolare di Cina sono state registrate più di 400 rivolte uyghur contro il governo centrale di Pechino.

Secondo quanto riportato dalle agenzie internazionali presenti in loco, negli ultimi tempi il governo cinese ha rafforzato il controllo sulla regione ed ha aumentato la propria attività di contrasto al fenomeno terroristico producendosi in una serie di atti repressivi capaci di sollevare lo scontento generale; va ricordata infatti la morte di 46 persone uccise nella municipalità di Lukchun nella Contea di Pichan della prefettura di Turpan dopo che la polizia aveva aperto il fuoco su una folla armata di coltelli (secondo quanto riportato dalle autorità) che aveva attaccato la stazione di polizia ed altre strutture civili dell’area. Tale evento è stato registrato come il più sanguinoso dopo quello avvenuto il 5 luglio 2009. Sempre in giugno la polizia ha aperto il fuoco contro centinaia di uighur in protesta i quali manifestavano contro l’arresto di un loro giovane leader religioso e contro la chiusura della moschea con un bilancio di 15 morti e 50 feriti.

Il 20 agosto di questo anno, invece,  le autorità cinesi avevano giustiziato con un colpo alla nuca 16 cittadini di etnia uighur nell’area desertica di XUAR accusandoli di attività terroristica e propagandistica religiosa illegale. Tale evento ha provocato quindi una reazione a catena incrementando il livello di violenza ed insicurezza della regione e favorendo la detenzione di centinaia di cittadini uighur; sempre in agosto la polizia aveva aperto il fuoco contro una folla di persone in protesta per le restrizioni religiose e di preghiera imposte nella città di Akyol nella prefettura di Aksu in vista della festa che segnava la fine del mese del Ramadan, uccidendo tre persone e ferendone circa 50.

Il governo di Pechino crede che l’aspetto religioso dei cittadini uyghur sia direttamente connesso con la volontà di creare uno stato autonomo, per questo motivo le autorità hanno avviato un programma di controllo degli aspetti e delle attività religiose in XUAR; ad esempio gli Imam della regione hanno l’obbligo di concordare con il Bureau degli Affari Religiosi il loro sermone pubblico che esporranno ai fedeli durante la preghiera del venerdì, oppure, secondo le fonti locali, durante il Ramadan le autorità scolastiche avevano l’obbligo di forzare gli studenti ad assumere cibo, stessa sorte per i funzionari statali.

La negazione di una autonomia ed indipendenza per gli uighur è dovuta anche al programma di sviluppo avviato da Pechino  che ha trasformato una regione arretrata in un’area in cui si sono sviluppate le città ed i poli industriali con il potenziamento dei trasporti; quindi, gli ingenti investimenti monetari cinesi, uniti alla repressione religiosa e politica, fanno supporre una impossibilità o poca probabilità di ottenere l’indipendenza da Pechino. Recentemente la percentuale di popolazione di etnia cinese Han (che attualmente costituisce il 40% della popolazione) sta registrando un incremento grazie anche al fenomeno migratorio che sta interessando la regione incidendo anche sulla possibilità di avviare una propria attività economica da parte della popolazione uighur la cui maggior parte non conosce la lingua cinese e riscontra quindi difficoltà a livello amministrativo.