di Giuseppe Gagliano –
La Cina riporta la Corea del Nord al centro della propria strategia asiatica e lo fa in un momento chiave del confronto con gli Stati Uniti. La visita del ministro degli Esteri Wang Yi a Pyongyang segna un cambio di passo netto: Pechino rafforza il sostegno politico al regime di Kim Jong Un e rilancia una cooperazione più stretta, trasformando un rapporto tradizionale in una leva strategica nella competizione globale con Washington.
Il linguaggio utilizzato da Wang Yi chiarisce la nuova impostazione. L’elogio dei progressi nordcoreani, nonostante le critiche occidentali, attribuisce a Pyongyang un ruolo preciso: quello di avamposto nella resistenza alla pressione americana in Asia. La Corea del Nord non è più soltanto un vicino difficile da gestire, ma diventa un elemento utile nella costruzione di un fronte geopolitico che coinvolge anche la Russia.
Per anni la Cina ha mantenuto un atteggiamento ambivalente, divisa tra sostegno e preoccupazione per le provocazioni militari nordcoreane. Oggi la crescente rivalità con gli Stati Uniti spinge Pechino a privilegiare la logica dei blocchi. Pyongyang si trasforma così da Stato cuscinetto a risorsa strategica, capace di rafforzare la posizione cinese nella competizione tra potenze.
La visita arriva mentre Kim Jong Un intensifica i rapporti con Mosca. Per la Cina, evitare che la Corea del Nord scivoli nell’orbita russa è fondamentale per non perdere influenza su un dossier cruciale per la propria sicurezza. Pechino punta quindi a riaffermare la propria centralità, senza però ostacolare una convergenza con la Russia che può mettere sotto pressione gli Stati Uniti su più fronti.
Anche la ripresa dei collegamenti aerei e ferroviari tra i due Paesi assume un valore strategico. Non si tratta solo di una normalizzazione dopo la pandemia, ma del ripristino di una rete di scambi e contatti che rafforza la dipendenza nordcoreana dalla Cina e consolida l’influenza di Pechino sul regime.
Il messaggio a Washington è diretto. Mentre Xi Jinping si prepara a incontrare Donald Trump, la Cina vuole dimostrare di restare un attore imprescindibile nella gestione della crisi coreana. Qualsiasi tentativo americano di dialogo diretto con Pyongyang dovrà fare i conti con un contesto più complesso, in cui il sostegno cinese è tornato centrale e quello russo è in crescita.
La visita di Wang Yi apre così una nuova fase. La Corea del Nord diventa un tassello attivo nella sfida tra sistemi, non più solo un problema regionale. Per Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone è un segnale di allarme: il rafforzamento dei legami tra Pechino, Pyongyang e Mosca indica una progressiva saldatura di un fronte eurasiatico sempre più definito in opposizione all’ordine guidato da Washington.












