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Dopo che lo scorso 20 maggio il viceministro degli Esteri cinese, Zheng Zeguang, aveva convocato l’ambasciatore statunitense a Pechino Max Baucus per protestare contro l’arresto disposto da un tribunale della Pennsylvania di cinque militari cinesi accusati di “spionaggio informatico ed economico” (i quali avrebbero procurato agli Usa un danno all’economia stimabile fra i 24 e i 120 mld di dlr), puntuali sono arrivate le ripicche cinesi nei confronti degli Usa: le autorità centrali hanno infatti ordinato alle aziende statali di non avvalersi di consulenti statunitensi, mentre nei giorni scorsi è stato vietato l’utilizzo di “Microsoft 8” per non precisate “ragioni di sicurezza”.
I danni principali delle contromisure di Pechino dovrebbero farsi sentire presso i grandi gruppi di consulenza che hanno scommesso molto sul fiorente mercato cinese, come McKinsey, Bcg, Bain&Company e Strategy.
Le accuse di spionaggio ai 5 militari sono state respinte dalla Cina, che ha invece sottolineato il ricorso allo spionaggio elettronico come da rivelazioni di Wikileaks e di Edward Snowden.

