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Manifestazione a Hong Kong per denunciare la sparizione di cinque tra dirigenti, azionisti e librai legati ad una casa editrice che ha pubblicato testi con rivelazioni e accuse sulla corruzione nel Partito Comunista cinese e sulle love story di alcuni esponenti della nomenklatura: il sospetto è che i cinque siano stati sequestrati da agenti segreti e portati nella vicina Shenzhen, città che non gode dell’autonomia speciale e che è quindi sotto la piena giurisdizione di Pechino.
Tra i cinque Gui Minhai, che è il maggiore azionista della Causeway Bay Books, è sparito in Thailandia mentre era in ferie, mentre lo chief editor Lee Bo aveva telefonato alla moglie dicendo di stare bene, ma aveva parlato in mandarino, mentre con la moglie usa sempre il cantonese, cosa che indicherebbe che chi fosse stato eventualmente presente voleva assicurarsi di cosa stesse dicendo.
La manifestazione vuole portare l’attenzione sugli ostacoli alla libertà di stampa che il governo cinese sta mettendo a Hong Kong ed arriva dopo i presidi dell’autunno 2014 dei gruppi studenteschi e di Occupy Central per protestare contro la decisione presa dal Comitato permanente del Congresso del Popolo nazionale (Npc) secondo cui nel 2017 saranno i cittadini a scegliere il responsabile dell’Esecutivo locale, però fra due o tre candidati scelti da una rosa di nomi approvati da Pechino, ovvero “patriottici”.
Divenuta colonia britannica dopo la Prima Guerra dell’Oppio (1839-1842), Hong Kong si espanse nel 1898 fino a comprendere il perimetro della penisola di Kowloon. In base ai trattati sarebbe rimasta britannica per 99 anni, com’è stato.
Amministrata come provincia speciale, è sede di uno dei principali centri finanziari internazionali. Conta 7 mln di abitanti.

