di C. Alessandro Mauceri –
Deve essere ancora definito l’elenco degli stati che ha aderito “davvero” agli accordi sottoscritti a Parigi in occasione del COP21, ma intanto in tutto il mondo si stanno verificando gravi fenomeni meteorologici legati all’innalzamento delle temperature.
In India, durante una festa religiosa, 79 persone (di cui dieci bambini) sono morte a causa di un incendio divampato in modo incontrollabile a causa delle condizioni ambientali. E in tutto il paese le temperature elevate hanno causato centinaia di vittime: sono almeno trecento le persone morte in India nelle ultime settimane a causa delle elevate temperature. La situazione di siccità estrema ha costretto le autorità indiane del Bihar, uno stato nord-orientale dell’India, a imporre il divieto assoluto di accendere fuochi durante il giorno anche solo per cucinare (“reato” punito con la detenzione fino ad un anno). Il motivo di questa decisione estrema è l’innalzamento delle temperature e l’aggravarsi dei fenomeni di siccità in alcune regioni del paese con conseguente aumento del rischio incendi. Una situazione che è resa più grave dalle precipitazioni insolitamente scarse durante la scorsa stagione monsonica (la prossima inizierà a giungo e molti temono che possa riservare cattive sorprese).
A questi fenomeni di siccità si sono aggiunti i danni causati dagli scontri politici di avvenuti qualche settimana fa. Durante le manifestazioni violente migliaia di persone hanno attaccato e sabotato un impianto di rifornimento idrico che fornisce l’acqua a Delhi. “Siamo pronti a morire”, ha detto Rajendra Ahlavat, uno dei leader della protesta, “Andremo avanti fino a quando il governo ascolterà le nostre richieste”. A Delhi le scuole sono rimaste chiuse per alcuni giorni e l’acqua è stata razionata per garantire ospedali e servizi pubblici. Alcune fabbriche hanno dovuto anche sospendere la produzione. “Non c’è acqua disponibile e ancora nessuna speranza di ripristinare l’impianto”, ha dichiarato in un tweet il viceministro Manish Sisodia.
Situazione ancora più grave in Africa. In Malawi il presidente Peter Mutharika ha dichiarato lo stato di catastrofe naturale a causa della terribile siccità che si protrae da oltre un anno. “Secondo i nostri calcoli la produzione complessiva di mais nel corso del 2016 sarà del 12 per cento inferiore rispetto a quella dello scorso anno”, ha detto Mutharika. “Prevediamo per il 2016 e il 2017 una crescita importante del numero di persone che patiranno la fame, la cui sorte dipenderà da aiuti umanitari”. Un problema che riguarderà un numero elevatissimo di persone: il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite ha comunicato di aver pianificato aiuti per tre milioni di persone nelle zone particolarmente colpite dalla siccità del paese africano. Un responsabile delle Nazioni Unite ha riferito che la “situazione è già desolante e il peggio deve ancora venire. Ci vorrà parecchio tempo per ristabilire condizioni di normalità”. Il Malawi occupa il 173mo posto (su 187) nella classifica dello Human Development Index (Indice dello Sviluppo Umano).
Anche nei paesi limitrofi (Mozambico, Zambia e Zimbabwe) l’aumento delle temperature medie e la siccità che ne deriva, avranno conseguenze difficili da prevedere. Perfino il Sudafrica, da sempre tra i maggiori esportatori di cereali dell’area, è stato costretto ad importare sei milioni di tonnellate di mais a causa di un livello di precipitazioni che è il più basso mai registrato da oltre un secolo.
E mentre in tutto il mondo si preannuncia un periodo di grave crisi alimentare a causa dell’aumento delle temperature, nel Palazzo di vetro di New York si banchetta in attesa di decidere se questo o quello stato ratificherà gli accordi sottoscritti.
















