di Giuseppe Gagliano

Il presidente venezuelano Nicolás Maduro si è offerto di mettere a disposizione la sua squadra di intelligence per supportare Gustavo Petro nell’indagine su un presunto complotto contro il leader colombiano. Si tratta di un nuovo episodio nella complessa relazione tra Caracas e Bogotá. Se da un lato il gesto viene presentato come un atto di solidarietà tra due governi progressisti, dall’altro le tensioni storiche tra i due Paesi e i reciproci sospetti rendono l’iniziativa un tema altamente divisivo.

L’accusa di Petro, secondo cui gruppi legati al narcotraffico avrebbero acquisito due missili per abbattere il suo aereo presidenziale, ha sollevato un’allerta a livello internazionale. Il presidente colombiano ha dichiarato di avere informazioni dirette sui responsabili e ha posto il nuovo capo della Polizia nazionale, il generale Carlos Triana, alla guida delle indagini. Il caso ha immediatamente acceso il dibattito politico interno, con alcuni settori che chiedono un’indagine approfondita e altri che vedono in queste dichiarazioni una strategia per distrarre l’opinione pubblica dalle crescenti difficoltà politiche di Petro.

La proposta di Maduro, che ha ricordato di essere stato egli stesso vittima di oltre 100 tentativi di assassinio, ha diviso la classe politica colombiana. Mentre alcuni settori progressisti vedono nell’offerta una possibile occasione per rafforzare la cooperazione bilaterale nella lotta contro il crimine organizzato, altri hanno espresso scetticismo, sottolineando la storica ostilità tra i due Paesi e la dubbia trasparenza delle istituzioni venezuelane in materia di intelligence.

Il Venezuela infatti è stato più volte accusato di ospitare gruppi armati colombiani sul proprio territorio, compresi dissidenti delle FARC e membri dell’ELN, oltre a essere sospettato di collusioni con reti criminali transnazionali. Questo alimenta il timore che l’eventuale coinvolgimento di Caracas possa risultare più un’operazione politica che un vero supporto investigativo.

Non è la prima volta che Petro denuncia piani per attentare alla sua vita. Già nel settembre 2024 aveva rivelato un presunto complotto segnalato dalla DEA, che prevedeva l’uso di un camion imbottito di esplosivi per colpirlo. Questi continui allarmi pongono interrogativi sulla reale minaccia che incombe sul presidente colombiano e, soprattutto, sulla capacità delle istituzioni di garantire la sicurezza senza alimentare ulteriori tensioni politiche.

La posta in gioco è alta: se le indagini confermeranno l’esistenza del complotto, si tratterebbe di un attacco diretto alla stabilità della Colombia e alla legittimità della sua leadership. In caso contrario Petro rischia di essere accusato di sfruttare il tema della sicurezza per rafforzare la propria posizione politica in un momento di crescente pressione interna.

Nel frattempo le reazioni a livello regionale e internazionale saranno determinanti per capire se questa vicenda porterà a una maggiore collaborazione tra Caracas e Bogotá o se, al contrario, acuirà le divisioni esistenti. Ciò che è certo è che la sicurezza presidenziale e la lotta al narcotraffico resteranno questioni centrali per il governo colombiano nei mesi a venire.