di Giuseppe Gagliano –
Le dichiarazioni del presidente colombiano Gustavo Petro, che invita i soldati americani a difendere il movimento Antifa e a disobbedire agli ordini di Donald Trump, trasformano un dissenso politico in una crisi diplomatica. La frattura non riguarda solo il linguaggio: tocca il cuore dell’alleanza storica tra Colombia e Stati Uniti, già logorata dal contenzioso sulla lotta alla droga e dalle divergenze sul Medio Oriente.
Per Petro, l’antifascismo non è terrorismo ma eredità morale della Seconda guerra mondiale: i soldati americani, sostiene, dovrebbero ricordare di essere “figli di chi sconfisse il nazifascismo” e dunque schierarsi con chi difende la democrazia. Il riferimento alla Statua della Libertà, “simbolo tradito” che la Francia avrebbe voluto perfino ritirare, rivela la volontà di porre la questione come battaglia etica globale.
La replica ironica di Washington (“senza di noi i francesi parlerebbero tedesco”) mostra quanto l’amministrazione Trump percepisca l’attacco di Petro come insulto all’identità americana. La decisione di revocargli il visto segna un deterioramento formale delle relazioni. Il rischio per Bogotá è economico: la Camera di commercio colombiano-americana avverte che l’immagine del Paese e i rapporti commerciali potrebbero risentirne.
Petro, parlando davanti all’ONU e a Times Square durante un raduno pro-palestinese, trasforma la polemica con Trump in una campagna politica globale, legandola a un messaggio di “libertà senza confini” e al sostegno alla causa palestinese. Così facendo si accredita come voce del Sud globale ma indebolisce la cooperazione con il principale partner di sicurezza e di mercato della Colombia.
L’episodio segna un ulteriore scollamento in una relazione già segnata da diffidenze: Washington aveva “decertificato” la Colombia sulla lotta al narcotraffico, Petro denuncia il unilateralismo statunitense e si presenta come leader di un blocco anti-imperiale. Resta da capire se questa sfida retorica potrà tradursi in un reale riallineamento strategico o se resterà confinata a una disputa simbolica.












