di Guido Keller –

E’ stata ufficialmente ratificata la pace tra le Farc-Ep e il governo colombiano: alla cerimonia di Cartagena erano presenti, oltre al presidente Manuel Santos e al leader delle Farc Rodrigo Londonho, conosciuto come “Timochenko”, 2.500 tra dignitari e rappresentanti di paesi stranieri, tra i quali il segretario generale delle Nazioni unite Ban Ki-moon, il presidente cubano Raul Castro, il segretario di Stato americano John Kerry, la Pesc Federica Mogherini, il presidente della Banca Mondiale Jim Young Kim, la direttrice operativa del Fmi Christine Lagarde e 13 capi di Stato dell’America Latina che hanno avuto nei quasi quattro anni di negoziati il ruolo di osservatori.

L’accordo di pace, firmato a Cuba lo scorso 24 agosto, prevede la fine di un conflitto durato oltre mezzo secolo, ma anche l’introduzione di una riforma agraria da attuarsi nel rispetto della società e dell’ambiente, la partecipazione degli ex guerriglieri alla vita politica (potranno costituire un partito a tutti gli effetti) e lo stop alla produzione della droga, per cui verrebbe adottata una riconversione delle coltivazioni in prodotti agricoli.

E stato inoltre stabilito che se la magistratura colombiana si attiverà per punire gli ex guerriglieri responsabili di crimini di guerra e contro l’umanità, dovrà fare altrettanto anche con i gruppi paramilitari dell’AUC (Autodefensas Unidas de Colombia), vicini alla destra nazionalista ed autori di centinaia di assassini, massacri e di una sanguinosa guerra con le Farc. Le Farc avranno sei mesi per consegnare le armi ai delegati Onu.

I quasi quattro anni di lavori sono stati condotti perlopiù dal ministro degli Esteri Maria Angela Holguin, dal caponegoziatore ed ex vicepresidente colombiano Humberto de la Calle e dall’addetto alle relazioni estere Sergio Camarillo per la parte governativa, mentre per le Farc-Ep hanno negoziato Ivan Marquez, Pastor Alape e Carlos Antonio Lozada.

La Colombia riceverà ora denaro da diversi paesi al fine di dare forza all’attuazione della pace, provvedere allo sminamento e all’assistenza umanitaria, tra cui gli Usa verseranno 450 milioni di dollari, mentre 16 arriveranno dal Canada.

Importante è stato il gesto dell’Unione Europea, che ha deciso sospendere l’organizzazione di ormai ex guerriglieri dalla lista dei gruppi terroristici, cosa che avrà come primo effetto quello di eliminare le sanzioni. La stessa misura sarà adottata dagli Stati Uniti.

Federica Mogherini ha affermato che “La Colombia, dopo un conflitto durato mezzo secolo ha il coraggio di voltare pagina mostrando al mondo intero che la pace è possibile e che può diventare realtà. Il Paese manda un messaggio di speranza al resto del mondo”.

Il 2 ottobre l’accordo sarà votato in un referendum confermativo, ma non tutti i colombiani voteranno a favore: sempre a Cartagena si è svolto un corteo di protesta al quale ha preso parte Alvaro Uribe, sostenitore del “no”: “si tratta di un accordo-tradimento – ha affermato l’ex presidente colombiano – che garantisce l’impunità a un gruppo di delinquenti che si sono dedicati per anni al traffico di droga, il sequestro, lo stupro e il reclutamento di minorenni”.

Le Farc sono una formazione di guerriglieri e di amministratori di ispirazione marxista-leninista, nata per, come dicono, proteggere gli interessi dei poveri e dei contadini che abitano l’entroterra colombiano contro le classi ricche e per opporsi all’ingerenza degli Stati Uniti negli affari interni della Colombia, alla privatizzazione delle risorse naturali, alle multinazionali e alla violenza delle organizzazioni paramilitari. Le Farc, che controllano quindi ampie parti del territorio dell’entroterra, si sono finanziate grazie alla produzione e alla vendita della coca, per quanto sussistano dubbi sulla gestione diretta del narcotraffico.

L’oltre mezzo secolo di conflitto interno colombiano ha provocato la morte di oltre 100mila combattenti tra le parti e l’uccisione di 170mila civili.