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Al fine di stimolare i colloqui di pace fra il governo di Bogotà e le Farc-Ep in corso a Cuba dal 2012, il presidente Juan Manuel Santos ha annunciato la sospensione dei raid sulle postazioni ribelli: “Per avviare la de-escalation nel conflitto ho deciso di ordinare al ministro della Difesa e ai comandanti delle forze armate di interrompere i bombardamenti sui campi Farc per un mese”, ha affermato Santos. Anche le Farc hanno sospeso le ostilità in quello che è il più lungo conflitto ancora attivo dell’America Latina, costato 220mila vittime.
I colloqui si erano interrotti a novembre a causa dell’uccisione del generale Ruben Alzate, ma a gennaio erano ripartiti.
Le Farc (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia – Ejército del Pueblo) sono un gruppo marxista in lotta con il governo centrale di Bogotà fin dagli Anni ’60, ufficialmente impegnate nel rappresentare gli interessi dei poveri dell’entroterra contro le classi più agiate, l’ingerenza degli Stati Uniti d’America negli affari interni della Colombia, la privatizzazione delle risorse naturali e la presenza di multinazionali straniere.
Il para-stato delle Farc si alimenta attraverso la tassazione delle attività lecite ed illecite (quindi anche dei trafficanti di droga) del territorio controllato, cioè di circa un quarto del paese. Contano di circa 15mila effettivi ed il comandante attuale è Rodrigo Londonio, detto “Timochenko”.
Oltre alle Farc la Colombia deve fare i conti anche con altri gruppi armati di estrema sinistra, in particolare l’Eln, l’Esercito nazionale di liberazione.
Fra i punti affrontati a L’Avana vi è la possibilità per le Farc di entrare regolarmente nella scena politica colombiana.

