di Giuseppe Gagliano –
La Colombia si prepara a una svolta nella politica di sicurezza. Il presidente eletto Abelardo de la Espriella, vincitore del ballottaggio con un margine inferiore all’uno per cento, ha concesso un mese ai gruppi armati per deporre le armi, regolarizzare la propria posizione e rientrare nella legalità. Scaduto il termine, ha avvertito, lo Stato risponderà con la forza, archiviando definitivamente la stagione dei negoziati avviata dal governo uscente.
La nuova linea segna una netta discontinuità rispetto alla strategia di Gustavo Petro, fondata sul dialogo con guerriglie e organizzazioni criminali. Un approccio che, secondo i critici, non ha prodotto la pacificazione promessa, ma ha consentito ai gruppi armati di consolidare il controllo del territorio e delle attività illegali, mentre la violenza tornava ai livelli più elevati dell’ultimo decennio.
La Colombia resta il principale produttore mondiale di cocaina e il narcotraffico continua a rappresentare il motore economico del conflitto. Il controllo delle coltivazioni, dei laboratori, delle rotte e dei corridoi verso Nord America ed Europa alimenta la forza finanziaria delle organizzazioni armate. Per questo la sola risposta militare rischia di non essere sufficiente senza un parallelo sviluppo economico delle aree più marginali del Paese.
Dal punto di vista strategico, l’ultimatum mira a isolare chi accetterà di arrendersi da chi sceglierà lo scontro armato, creando le condizioni politiche per una vasta offensiva contro le strutture operative delle guerriglie. Tuttavia la complessità del territorio colombiano, tra giungle, montagne e frontiere difficili da controllare, rende improbabile una soluzione esclusivamente militare. Anche il modello securitario ispirato a El Salvador presenta incognite, considerando le profonde differenze tra i due Paesi.
La svolta riguarda anche la politica estera. De la Espriella punta a rafforzare la cooperazione con Stati Uniti e Israele, rilanciando Bogotá come principale alleato occidentale in America Latina. Washington vede nella Colombia un partner strategico per il contrasto al narcotraffico, la stabilità regionale e il contenimento delle influenze di Cina, Russia e Iran, mentre Israele può offrire tecnologie, intelligence e capacità di addestramento.
Resta però un elemento di fragilità politica: il nuovo presidente ha ottenuto una vittoria molto risicata e il Paese resta profondamente diviso. La sinistra ha già annunciato una dura opposizione e parte della società potrebbe interpretare la nuova strategia come una restaurazione securitaria.
Il mese concesso ai gruppi armati rappresenta così il primo banco di prova della nuova amministrazione. Dal suo esito dipenderà la capacità dello Stato colombiano di recuperare il controllo del territorio senza alimentare un nuovo ciclo di violenza.




