di Enrico Oliari –
Tradizionale conferenza stampa dei primi cento giorni di governo del presidente degli Stati Uniti, Barak Obama, oggi a Washington: “Continuo a pensare, come nel 2008, che Guantanamo vada chiusa”, ha dichiarato, forse anche perché è ormai di dominio pubblico il fatto che cento dei 160 internati nella base Usa di Cuba sono da mesi in sciopero della fame, e per una decina di loro le condizioni di salute destano preoccupazione.
“Si tratta – ha continuato Obama – di una prigione non necessaria per la sicurezza Usa, costosa, non sostenibile e dannosa per la nostra immagine internazionale”. D’altronde, ci si chiede perché l’uomo più potente del mondo, dal quale dipende tutto negli Stati Uniti, non riesca a vincere le resistenze e a far chiudere in cinque anni la prigione che oggi sta contestando.
Obama ha quindi spostato l’accento del suo intervento sulla questione siriana, ed in particolare sulle armi chimiche: “La prova che sono state usate armi chimiche in Siria – ha affermato – cambierebbe tutto, farebbe rivedere tutta la gamma delle nostre risposte strategiche. (…) Ci sono prove che siano state usate armi chimiche in Siria, ma non sappiamo dove, come, quando e chi le abbia usate”.
Un intervento diretto della Nato o comunque della Comunità internazionale in Siria sarebbe comunque al momento poco probabile, per lo meno senza il ‘placet’ della Russia, in quanto il presidente siriano, Bashar al-Assad, ha come alleati Mosca, Teheran e persino Pechino: la Russia ha infatti a Tartus la sua unica ed imponente base militare in un panorama che va dal Marocco al Kirghizistan, con l’esclusione dell’Iran, che ospita basi statunitensi; in più occasioni sono risultate inoltre forniture militari di Mosca a Damasco. L’Iran, che può contare anche sui fedeli alleati libanesi di Hezbollah, anch’essi sciiti, rifornisce in modo sempre meno discreto di armi e di esperti militari il regime di al-Assad. La Cina ha nel paese importanti investimenti e contava di fare della Siria la propria base logistica sul Mediterraneo. Cina e Russia hanno potere di veto presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Inoltre il generale David Richards, Comandante generale delle Forze armate britanniche, ha ribadito giusto tre giorni fa che un intervento militare in Siria potrebbe portare a una guerra totale, interessando tutta l’area.
A fronte di tutto questo appare del tutto naturale l’invito alla prudenza da parte di Obama, e quindi a continuare ad investigare, “per raggiungere certezze”, sebbene in Siria regime ed oppositori si addossino a vicenda la responsabilità dell’impiego di armi chimiche sui civili, nel paese che ne detiene il maggior arsenale del mondo.
Obama ha comunque riferito, sempre nel corso della conferenza, di aver già chiesto da un anno “a Pentagono e intelligence” di preparare opzioni per una azione in Siria.

