di Guido Keller –

Solo una settimana fa i ricercatori Nick Hansen e Jeffrey Lewis dell’Istituto statunitense 38 North, una fondazione interna all’Università Johns-Hopkins, avevano appurato, grazie alle immagini satellitari, che il reattore nucleare della centrale nordcoreana di Yongbyon aveva ripreso a funzionare, dopo che nel 2007 era stato fermato nel quadro di un accordo internazionale sostenuto dagli Stati Uniti.

Come i due studiosi avevano spiegato, l’impianto di Yongbyon “è in grado di produrre sei chili di plutonio all’anno, che Pyongyang potrebbe utilizzare per aumentare lentamente le dimensioni del suo arsenale nucleare”.

Oggi tuttavia è arrivata la notizia che la Corea del Nord si è detta disposta a riprendere i colloqui multilaterali per lo smantellamento degli impianti “purché senza condizioni preliminari” sul suo programma nucleare; ad annunciarlo il viceministro degli Esteri, Kim Gye Gwan, il quale ha spiegato che “Siamo pronti ad avviare i colloqui a sei senza condizioni”, in passato interrotti a causa delle richieste di Corea del Sud e Stati Uniti “in violazione dello spirito della dichiarazione congiunta del 19 settembre”.

La Corea del Nord è un paese che spende molto in armamenti e nella ricerca nucleare, tuttavia è costretto a dipendere dagli aiuti alimentari esterni e chi è riuscito a lasciare il paese ha raccontato di una popolazione, specialmente nelle zone rurali, portata alla denutrizione; è uno dei paesi più impenetrabili del mondo, conta poco meno di 25 milioni di abitanti e se nei primi decenni di instaurazione del regime del Partito dei Lavoratori, di stampo marxista-leninista, ebbe una certa crescita, da anni ormai soffre di carenze alimentari, al punto che in aprile Desiree Jongsma, coordinatore Onu in Corea del Nord, aveva dichiarato che due terzi delle persone che vivono in Corea del Nord soffrono di insicurezza alimentare cronica, anche se le puntuali importazioni hanno finora consentito quest’anno di evitare una crisi.

Secondo un’inchiesta nazionale sulla nutrizione realizzata dall’Onu nel 2012, quasi il 28 per cento dei bambini al di sotto dei cinque anni soffre di malnutrizione cronica e il quattro per cento è gravemente denutrito. Anemia e denutrizione sono tra le principali cause della mortalità materna e infantile, ha indicato lo studio. Per quanto riguarda i diritti umani, diverse testimonianze di prigionieri evasi hanno indicato la presenza di campi di concentramento e di rieducazione nei quali sarebbero internati milioni di cittadini.

Proprio per giustificare al popolo affamato lo sperpero di energie in inutili armamenti, Pyongyang approfitta delle “crisi” diplomatiche, come le annuali esercitazioni militari fra Stati Uniti e Corea del Sud per fare la voce grossa e mostrare i muscoli. Salvo poi, come avviene oggi ad acque tranquille, ritornare con il cappello in mano a bussare alla porta della comunità internazionale per chiedere aiuti.