di Guido Keller –

Nonostante la recente (ed improvvisa) visita distensiva di Isao Ijima, consigliere del primo ministro giapponese Shinzo Abe, bollata come “inutile” da Seul, la Corea del Nord continua a sfoggiare i muscoli ed a testare le proprie armi, seppure convenzionali.

Nei giorni scorsi sono stati lanciati tre missili a corto raggio sulla costa orientale e, anche se non è dato da capire se si è trattato di un test o di un’esercitazione, per Seul, che mantiene alto lo stato di allerta, si sarebbe trattato di missili guidati terra-terra Kn-02, derivati dall’SS-21 dell’era sovietica, con una gittata di 120 chilometri.

Anche ieri ed oggi sono stati lanciati tre missili del genere verso il Mar del Giappone, cosa che ha portato la presidenza della Corea del Sud a sollecitare l’interruzione dei lanci.

Gli spari dei missili vanno collegati alle nuove esercitazioni militari congiunte fra Corea del Sud e Stati Uniti che verranno avviate a giorni, per cui una settimana fa un convoglio guidato dalla portaerei USS Nimitz, con 64 aerei, è arrivato nelle acque di Seul.

Ovvia l’ira di Pyongyang, tanto che il Comitato nordcoreano per la riunificazione pacifica della Corea ha denunciato l’iniziativa come una “grave provocazione militare” che potrebbe peggiorare ulteriormente le tensioni nella penisola coreana.

Solo un mese fa finiva la crisi della Corea del Nord, dovuta sempre a esercitazioni congiunte proprio fra Seul e Stati Uniti: l’interruzione dei flebili rapporti con il vicino a sud e le continue minacce di Pyongyang di attacco alle basi statunitensi di Guam e Giappone, andavano comunque lette più nell’ottica interna, ovvero da un lato per giustificare ad un popolo affamato e dipendente dal sostentamento esterno le ingenti spese militari, dall’altro per far accreditare il giovane leader Kim Jong-un quale salvatore della pace.