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Si è stemperata la tensione fra le due Coree, dopo che Pyongyang aveva lanciato un ultimatum alla Corea del Sud di far cessare “la propaganda ostile” altrimenti vi sarebbe stata una “guerra totale”.

Nei giorni scorsi Seul aveva piazzato centinaia di altoparlanti al confine che diffondevano slogan e messaggi contro la dittatura del nord, un’usanza reintrodotta dopo 11 anni di sospensione. La decisione era stata presa dopo che due guardie di frontiera erano saltate su una mina rimanendo mutilate, per cui in breve la tensione era salita alle stelle.

I militari nordcoreani avevano poi sparato un colpo di artiglieria centrando alcuni megafoni, gesto a cui è seguito lo sparo di un proiettile da parte dei sudcoreani.

Unico canale aperto per riportare la situazione nella normalità era un incontro preso il villaggio di frontiera di Panmunjon, di fatto diviso in due dal confine del 38.mo parallelo e tradizionalmente deputato a questo genere di contatto. E così è stato: l’accordo raggiunto fra i rappresentanti delle due parti prevede che la Corea del Nord ritiri il “quasi stato di guerra”, ed esprima “rincrescimento” per l’esplosione che ha colpito le due guardie di frontiera.

Ritireranno quindi i 50 sottomarini (dei 70 che dispone) inviati lungo la linea che divide i due mari, come pure i 20 hovercraft (canotti da incursione), e verrà ritirata l’artiglieria.

La presidente sudcoreana Park Geun Hye ha fatto sapere di sperare nell’attualizzazione dell’accordo, ma nel frattempo la Corea del Sud manterrà alta l’allerta. Intanto i megafoni sono stati spenti.