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Come era accaduto a seguito del test nucleare nordcoreano del 12 febbraio 2013, anche oggi gli Stati Uniti si sono prestati al gioco di Kim Jong-un ed hanno fatto volare a soli 70 chilometri dal confine fra le due Coree un B52, bombardiere strategico in grado di trasportare ordigni nucleari. Il pesante velivolo ha sorvolato la cittadina di Osam, per poi rientrare nella base aerea di Guam.

Come ha spiegato l’ammiraglio Harry Harris, numero uno del Comando delle forze Usa nel Pacifico, “E’ stata la dimostrazione dell’impegno che abbiamo verso i nostri alleati in Corea del Sud e in Giappone, e per la difesa della nostra patria”. “Il test nucleare nordcoreano – ha continuato – è una palese violazione dei suoi obblighi internazionali. Il Comando Usa del Pacifico continuerà a impegnarsi insieme ai suoi alleati nella regione per mantenere la stabilità e la sicurezza”.

Il 5 gennaio la Corea del Nord ha fatto esplodere un ordigno nucleare definito da Pyongyang “miniaturizzato e all’idrogeno” (la comunità degli scienziati nutre dubbi) a circa 50 km a nord di Kilju, non lontano dal confine con la Cina. L’esplosione ha generato un terremoto valutato dai sismografi di Giappone, Corea del Sud e Cina pari a 5,1 gradi della scala Richter.

Il test va letto sia in chiave esterna che interna, ovvero sia per mostrare i muscoli specie alla sorella Corea del Sud, che da sempre compie nell’area esercitazioni militari e navali con gli Usa, sia per giustificare le ingenti spese militari ad un popolo che in diverse aree ha ancora a che fare con il dramma della fame e della povertà.