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In risposta al lancio del missile di domenica scorsa da parte della Corea del Nord (gesto condannato da tutti, compresa l’alleata Cina), Seul ha deciso di alzare ulteriormente il volume delle migliaia di potenti altoparlanti situati lungo il confine fra le due Coree.
Tensioni si erano evitate per poco in agosto, dopo che i militari del Nord avevano sparato un colpo di artiglieria su uno dei megafoni, poi vi era stato un periodo di sospensione delle trasmissioni di messaggi propagandistici e di musica pop fino al 6 gennaio, quando Pyongyang ha testato un ordigno nucleare.
La “guerra degli altoparlanti” risale agli inizi degli Anni ’50, in principio fatta con diffusori montati su camion, mentre oggi sono su postazioni fisse; unitamente vi è la “guerra dei palloncini”, con i nordcoreani che rispondono ai megafoni inviando migliaia di palloncini con messaggi propagandistici, come d’altronde fanno anche i sudcoreani.
Il missile lanciato domenica avrebbe portato, secondo Pyongyang, un satellite nello spazio per l’osservazione della Terra, ma la comunità internazionale ha ritenuto che si sia trattato di un test balistico camuffato, in contravvenzione con quanto stabilito dall’Onu.
