di Giuseppe Gagliano –
La Corea del Sud rischia di trovarsi ai margini della nuova partita diplomatica sulla penisola coreana, mentre la Cina prepara un possibile incontro tra Xi Jinping e il presidente sudcoreano Lee Jae Myung e Donald Trump punta a rivedere Kim Jong Un entro la fine dell’anno. Più che l’avvio di un processo di pace, le iniziative mostrano una competizione tra Pechino e Washington per condizionare i futuri equilibri regionali.
Pechino vorrebbe favorire un incontro tra Xi e Lee in occasione del vertice della Cooperazione economica Asia Pacifico previsto a Shenzhen in novembre. Washington punta invece a riaprire il canale personale tra Trump e Kim già sperimentato durante i vertici del 2018 e del 2019.
Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha invitato Seul a mantenere una politica estera indipendente, evitando un allineamento troppo rigido con Washington. L’obiettivo di Pechino è soprattutto limitare l’ulteriore integrazione militare tra Corea del Sud, Stati Uniti e Giappone, in particolare nel campo della difesa antimissile, delle esercitazioni congiunte e della strategia americana nell’Indo Pacifico.
La Cina dispone anche di una forte leva economica. La Corea del Sud mantiene l’alleanza militare con gli Stati Uniti, ma le sue imprese sono profondamente integrate nel mercato e nelle catene produttive cinesi. Semiconduttori, batterie, automobili, elettronica e cantieristica rappresentano settori nei quali un deterioramento dei rapporti tra Seul e Pechino potrebbe avere conseguenze significative.
Lee cerca quindi di conservare la garanzia di sicurezza americana senza compromettere i rapporti economici con la Cina. Una posizione resa più difficile dalle restrizioni statunitensi sulle tecnologie avanzate e dalla crescente competizione strategica tra Washington e Pechino.
Parallelamente Trump ha rilanciato la possibilità di un nuovo incontro con Kim Jong Un. I precedenti vertici avevano temporaneamente ridotto le tensioni, senza tuttavia portare alla denuclearizzazione della Corea del Nord. Oggi Pyongyang dispone di capacità missilistiche e nucleari più avanzate e ha rafforzato la cooperazione militare con la Russia, circostanze che consentono a Kim di affrontare eventuali nuovi negoziati da una posizione più favorevole.
La possibilità di ridurre o sospendere le esercitazioni militari congiunte tra Stati Uniti e Corea del Sud potrebbe essere utilizzata da Washington come strumento per favorire il dialogo con Pyongyang. Per Seul, tuttavia, una sospensione prolungata rischierebbe di indebolire la preparazione delle forze alleate e la credibilità della deterrenza.
La principale preoccupazione sudcoreana riguarda l’eventualità di un accordo diretto tra Trump e Kim concentrato soprattutto sulla sicurezza degli Stati Uniti. Washington potrebbe privilegiare il congelamento dei programmi missilistici capaci di raggiungere il territorio americano, senza ottenere necessariamente l’eliminazione delle armi a corto e medio raggio che costituiscono una minaccia immediata per Corea del Sud e Giappone.
Un’intesa di questo tipo potrebbe consentire a Pyongyang di ottenere riconoscimento politico, riduzione delle esercitazioni militari e un possibile alleggerimento delle sanzioni mantenendo una parte significativa delle proprie capacità nucleari. Anche la Cina potrebbe vedere positivamente una diminuzione della presenza militare statunitense nella penisola, purché venga preservata la stabilità della Corea del Nord.
Lee punta per questo a una diplomazia multilaterale che permetta alla Corea del Sud di partecipare direttamente alla definizione dei futuri equilibri della penisola, evitando che questi vengano determinati esclusivamente dal rapporto tra Washington e Pyongyang o dalla competizione tra Stati Uniti e Cina.
La nuova fase diplomatica mostra così il difficile equilibrio di Seul. Gli Stati Uniti rimangono il principale garante della sicurezza sudcoreana, la Cina conserva un peso economico fondamentale e la Corea del Nord dispone di capacità militari sempre maggiori. Per il governo Lee la priorità diventa quindi evitare che un eventuale riavvicinamento tra Trump e Kim produca un accordo capace di ridurre il rischio per Washington lasciando sostanzialmente invariata la minaccia sulla Corea del Sud.




