Coronavirus. Le strategie adottate nel mondo per sconfiggere la pandemia

di Alberto Galvi

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha classificato il contagio da coronavirus come una pandemia. I paesi di tutto il mondo stanno ora adottando misure sempre più stringenti per arginarne la diffusione, tra cui la chiusura degli aeroporti, l’imposizione di restrizioni di viaggio e l’impermeabilizzazione completa dei propri confini.
La pandemia di coronavirus sta mettendo in risalto i maggiori difetti nei sistemi sanitari dei paesi più sviluppati economicamente a causa dell’elevata media di invecchiamento della popolazione. I decessi in Europa riguardano soprattutto le persone anziane che hanno in molti casi già malattie croniche pregresse.
Oltre all’Italia il nuovo epicentro della malattia in Europa si trova in Germania e in Spagna, che hanno riportato un forte aumento delle infezioni. L’Italia ha annunciato l’accrescersi quotidiano dell’epidemia nelle ultime 4 settimane.
L’Africa invece è stato finora il continente meno colpito dal coronavirus. Gli esperti dell’OMS sostengono che il motivo principale per cui il continente africano è stato finora risparmiato da gravi focolai è dovuto principalmente alle infrastrutture istituite durante l’epidemia di Ebola che sono ancora in atto, nonché alla riduzione complessiva del trasporto aereo internazionale.
Adesso l’Africa è a rischio di contaminazione principalmente proveniente dall’Europa, Cina e Stati Uniti. Gli esperti temono che il virus possa devastare i paesi africani con sistemi sanitari deboli e una popolazione sproporzionatamente colpita da HIV, tubercolosi o TBC e altre malattie infettive.
Inoltre negli aeroporti lo screening dei passeggeri attraverso la febbre ha dimostrato di essere in gran parte inefficace, perché non rileva le persone ancora nella fase di incubazione, fino a 14 giorni per COVID-19.
Nell’’Africa sub-sahariana l’età della popolazione è la più bassa del mondo con una media inferiore ai 20 anni e questo è un grande vantaggio nella lotta al COVID-19. I bambini raramente si ammalano di COVID-19 e la maggior parte dei giovani adulti sembra presentare sintomi lievi.
In America Latina invece il coronavirus è arrivato lo scorso 26 febbraio con il primo caso registrato a San Paolo in Brasile. Da allora i governi di tutta la regione hanno intrapreso una serie di azioni per proteggere i loro cittadini e per contenere la diffusione del virus.
Oltre ai rischi per la salute ci sarà anche un impatto economico devastante nella regione, la Cina è il principale partner commerciale di molti paesi dell’America Latina. Inoltre la caduta dei prezzi del petrolio ha provocato il crollo dei mercati e delle valute di quella regione.
A differenza dell’Europa, l’America Latina non ha visto al momento lo stesso numero di casi COVID-19. I leader della regione stanno cercando di fermare la sua diffusione che devasterebbe le loro economie e i sistemi sanitari già in difficoltà.
Negli Stati Uniti invece il presidente Trump ha istituito una legge che garantisce test COVID-19 gratuiti, rafforza l’assicurazione contro la disoccupazione, aumenta la spesa per l’assicurazione sanitaria per i poveri e aggiunge 1 miliardo di dollari in aiuti alimentari.
L’accordo prevede giorni di malattia retribuiti per alcuni dipendenti, nonché 3 mesi di congedo di emergenza retribuito nel corso della crisi del coronavirus. Per contribuire a compensare i costi per i datori di lavoro, le imprese verrebbero rimborsate per alcuni di questi costi attraverso crediti d’imposta.
Sono esentate da queste agevolazioni le aziende con più di 500 dipendenti. Il Congresso sta già lavorando a un altro pacchetto di aiuti che dovrebbe rafforzare ulteriormente gli aiuti per le piccole imprese, nonché aggiungere aiuti mirati per determinati settori.
In questi giorni la Cina non ha riportato per la prima volta dall’inizio della pandemia nuovi casi di coronavirus trasmessi dal suo interno, segnando un importante punto di svolta nella battaglia globale per contenere il COVID-19. Nonostante le persistenti accuse ai funzionari locali, che hanno gestito male all’inizio l’epidemia.
Nelle settimane successive alla diffusione del virus, il governo di Pechino ha adottato rigide restrizioni per milioni di cittadini che viaggiano fuori e dentro il paese. In alcune città duramente colpite, i residenti non hanno potuto lasciare i loro appartamenti per più di un mese, mentre il trasporto nei principali centri è stato limitato o completamente bloccato.
Le nuove misure prese nelle ultime settimane, hanno comportato grossi sacrifici per i cittadini sia dal punto di vista economico che sociale.
Il coronavirus ha colpito il Medio Oriente in un momento in cui la regione è già gravata da molteplici problemi, tra cui una serie di conflitti di lunga durata. La crisi ha anche messo in evidenza le devastanti conseguenze umanitarie delle sanzioni statunitensi sull’Iran che hanno impedito il flusso di attrezzature mediche urgentemente necessarie al paese.
Inoltre milioni di persone che vivono nei campi profughi palestinesi sovraffollati e insalubri rischiano di contrarre il coronavirus. Mentre il numero di casi confermati rimane basso. Il virus sembra diffondersi più velocemente nella regione solo in paesi come Siria, Iraq e Libano, che non hanno la capacità di contenere la malattia sia dal punto di vista organizzativo che di spesa.
La connessione tra la pandemia e il crollo del mercato petrolifero è ancora più significativa per i paesi del CCG (Consiglio di Cooperazione del Golfo). Per far fronte a questa crisi Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, hanno stanziato miliardi a sostegno delle imprese private.
La situazione presenta una sfida particolarmente significativa per i paesi le cui finanze pubbliche sono in condizioni terribili, come il Bahrein e l’Oman. Israele ha adottato misure severe di contenimento contro il coronavirus come quelle prese in Iran e in Cina.
La Russia di Putin per combattere la diffusione del coronavirus ha iniziato ad attuare restrizioni nei viaggi. Dal 18 marzo al 1 maggio il governo vieterà ai cittadini stranieri di entrare nel paese. Queste misure naturalmente danneggeranno l’economia nazionale.
L’Antartide è rimasto l’unico continente senza ancora un caso confermato di coronavirus. Questo continente ha una bassa popolazione nativa ufficiale mentre la maggior parte delle persone residenti nel continente sono scienziati e ricercatori.
In Australia sono stati annunciate dure misure di isolamento della popolazione come parte delle misure necessarie per affrontare il problema coronavirus. Le misure drastiche sono arrivate da quando il Nuovo Galles del Sud ha registrato un aumento dei contagiati, dal momento in cui è scoppiata l’epidemia di coronavirus a gennaio.
L’isolamento forzato della popolazione sembra essere stato finora l’unica soluzione in grado di arginare la diffusione del virus. In Italia le misure troppo stringenti rischiano di produrre effetti contrari. Questa pandemia è una cosa nuova per tutti, ma i costi del contenimento del virus rischiano davvero di far collassare il paese, sia dal punto di vista economico che sanitario.