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E’ stato condannato a 9 anni di carcere il jihadista Ahmad al-Faqi al-Mahdi, uno dei responsabili della distruzione di antichi monumenti, mausolei e persino della moschea Sidi Yahia di Timbuctù, in Mali.

La decisione dei giudici della Corte penale internazionale è storica in quanto si è trattato di un processo primo nel suo genere: al-Faqi al-Mahdi è stato condannato per “crimini di guerra” commessi contro “monumenti di carattere storico e religioso”, patrimonio Unesco.

Nel 2012, anno in cui si svolsero i fatti, i jihadisti di Ansar Dine e di Aqmi (al-Qaeda nel Maghreb Islamico) avevano occupato Timbuctù con il sostegno degli autoctoni tuareg in quella che era la guerra per la secessione dell’Azawad, ma poco dopo la distruzione in particolare dell’immagine marmorea di Alfarouk, il mitico angelo difensore della città ricordato con fattezze di un uomo, completamente vestito di bianco e su un cavallo, delle antiche tombe, delle mura ed anche le esecuzioni e le pene corporali rivolte a chi non osservava la rigida legge islamica, avevano portato gli abitanti a rompere l’alleanza con i jihadisti ed a costringerli alla fuga.

Il sito raccoglie anche biblioteche che custodiscono antichissimi testi dell’Islam.

Ad ordinare la distruzione delle antichità di Timbuctù fu Iyad Ag Ghaly, ancora latitante.

al-Faqi al-Mahdi si era dichiarato colpevole ed aveva chiesto scusa per i danni recati ad un patrimonio artistico sì importante.

Per i giudici si è trattato di episodi di “enorme gravità”, ed il procuratore capo del Cpi, Fatou Bensouda, ha commentato che la sentenza rappresenta “un avvertimento” nei confronti di coloro che distruggono le testimonianze storiche e artistiche, patrimonio culturale delle singole comunità e del mondo intero. Ha poi aggiunto che “Le indagini continuano, stiamo indagando su altri crimini, e stiamo verificando anche omicidi, reati sessuali o basati sull’identità di genere”.

La direttrice generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, Irina Bokova, ha affermato che la condanna di al-Faqi al-Mahdi è “un passo fondamentale verso la pace e la riconciliazione in Mali”.