di Gaetano de Pinto –
Terminata la visita del presidente francese Francois Hollande all’Havana, il presidente cubano Raul Castro ha comunicato che entro la fine del mese vi sarà lo scambio dei reciproci ambasciatori con gli Stati Uniti, non appena Washington avrà tolto Cuba dalla lista dei paesi che sostengono il terrorismo.
Da febbraio ad oggi, passando per il vertice panamericano di Panama dell’11 aprile, i due paesi si sono scambiati i reciproci prigionieri, per lo più spie, sono state riallacciate le linee telefoniche bloccate definitivamente nel 1999 e vi sono stati diversi incontri fra i funzionari diplomatici.
Già oggi negli Usa c’è la corsa ad accaparrarsi le linee marittime e aeree che si annunciano redditizie.
Castro ha spiegato che il processo di riallacciamento dei rapporti con gli Usa “sta procedendo, ma ovviamente al nostro ritmo”: “Molti si lamentano e dicono che è troppo lento, ma perché avere fretta? Per commettere errori?”.
Il presidente cubano ha quindi ricordato che è anche necessario abolire “in modo completo” l’embargo e che vi deve essere il ritiro degli americani dalla base di Guantanamo, “il peccato originale nel nostro rapporto bilaterale”.
Guantanamo è un’insenatura di 116 km² situata nell’omonima provincia, nella punta sud-est dell’isola di Cuba, a oltre 21 km a sud della città di Guantanamo, nota soprattutto per la presenza dell’omonima base navale statunitense e del relativo campo di prigionia.
Nel 1898, in occasione della guerra ispano-americana, vi arrivò la flotta Usa, che aiutò i cubani a rendersi indipendenti dalla Spagna: nel 1903 il presidente della neonata repubblica cubana, Tomás Estrada Palma, firmò il Cuban-American Treaty con il quale si stabiliva una concessione perpetua sulla baia, che sarebbe rimasta di demanio cubano, ma assegnata in gestione “uti dominus” (come fosse di loro proprietà), agli statunitensi.

