di Gaetano de Pinto

Trascorsi i 45 giorni previsti dalla decisione del presidente Barak Obama del 14 aprile scorso, gli Stati Uniti hanno depennato oggi Cuba dalla lista dei paesi che sostengono il terrorismo, alla quale era stata iscritta nel 1982.

Viene quindi attesa la condicio sine qua non voluta dal presidente dell’isola caraibica Raul Castro per giungere alla normalizzazione delle relazioni fra i due paesi, per cui il prossimo passo, già annunciato, sarà quello dell’apertura delle reciproche rappresentanze diplomatiche.

E’ stato il segretario di stato John Kerry a ufficializzare la cancellazione di Cuba dalla lista, una volta trascorso il periodo entro il quale il Congresso avrebbe potuto intervenire contro la decisione del presidente. Il Dipartimento di stato ha quindi stabilito che “il governo cubano non ha fornito alcun sostegno al terrorismo internazionale negli ultimi sei mesi” e “ha fornito rassicurazioni che non sosterrà atti di terrorismo in futuro”.

Nei giorni scorsi è stata attivata la linea telefonica tra i due paesi, mentre diverse compagnie aeree e di traghetti stanno facendo a gara per assicurarsi le tratte, che dovrebbero aprirsi a luglio.

Uno dei nodi ancora da superare è rappresentato dalla libertà di movimento dei diplomatici statunitensi sul territorio cubano, come pure la loro libertà di interloquire con chiunque, compresi i dissidenti.

Vi è poi la questione della base Usa di Guantanamo, che l’Avana reclama: si tratta di un’insenatura di 116 km² situata nell’omonima provincia, nella punta sud-est dell’isola di Cuba, a oltre 21 km a sud della città di Guantanamo, nota soprattutto per la presenza dellabase navale statunitense e del relativo campo di prigionia.

Nel 1898, in occasione della guerra ispano-americana, vi arrivò la flotta Usa, che aiutò i cubani a rendersi indipendenti dalla Spagna: nel 1903 il presidente della neonata repubblica cubana, Tomás Estrada Palma, firmò il Cuban-American Treaty con il quale si stabiliva una concessione perpetua sulla baia, che sarebbe rimasta di demanio cubano, ma assegnata in gestione “uti dominus” (come fosse di loro proprietà), agli statunitensi.