di Enrico Oliari –
La Russia di Vladimir Putin continua la sua avanzata nel campo della diplomazia internazionale: solo nelle ultime settimane ha obbligato l’Ucraina, debitrice per 30 miliardi di dollari contratti con la Gazprom e le banche di Mosca, a legarsi a doppio filo all’Unione doganale, ha riportato sotto la propria influenza il Kirghizistan, ha stretto accordi commerciali e di partnership con l’Italia e la Norvegia, è rimasta salda in Siria ed ha piantato, in cambio della fornitura di armamenti all’Egitto, l’embrione di quella che sarà una consistente base militare ad Alessandria, la seconda nel Mediterraneo dopo quella siriana di Tartus.
Ha inoltre firmato un accordo con Cuba che prevede la cancellazione del 92% del debito che l’isola caraibica aveva nei suoi confronti, ovvero i 32 miliardi di dollari che lo stato di Fidel Castro aveva contratto con l’Unione Sovietica: per l’Avana, che così si troverà a dover restituire su un piano decennale solo 3 miliardi di dollari, cifra che comunque rappresenta per l’isola uno sforzo non da poco, l’accordo raggiunto con Mosca significa riaprire la strada a nuovi investimenti e a rapporti commerciali.
Da quanto si è appreso, le basi per la cancellazione di quasi tutto il debito erano già state gettate in occasione della visita del premier russo Dmitri Medvedev a L’Avana nel febbraio scorso, ma non in pochi vedono dietro l’improvvisa generosità di Mosca la possibilità per la Russia di mettere le mani sui giacimenti petroliferi della piattaforma cubana, non a caso già esplorata dalla società russa Zarubezhneft.

