di Giuseppe Gagliano –
L’amministrazione statunitense ha avviato verifiche sulla presunta presenza di droni militari iraniani e russi a Cuba, riaccendendo le tensioni tra Washington, L’Avana e Teheran. A sollevare il caso è stato il presidente Donald Trump, che ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno valutando anche l’ipotesi di un dispiegamento di missili iraniani sull’isola, avvertendo che, qualora tali armamenti fossero confermati, Washington sarebbe pronta a intervenire. Al momento, tuttavia, non sono state rese pubbliche prove a sostegno delle accuse, come immagini satellitari o informazioni di intelligence verificabili.
Secondo fonti americane, dal 2023 Cuba avrebbe acquisito oltre trecento droni di produzione russa e iraniana. Se confermata, una simile dotazione andrebbe oltre le esigenze di semplice sorveglianza e potrebbe essere impiegata per missioni di ricognizione, guerra elettronica o attacchi contro infrastrutture militari e strategiche, comprese la base navale di Guantánamo e installazioni nel sud della Florida. Dal punto di vista militare, tuttavia, tali sistemi non altererebbero l’equilibrio delle forze con gli Stati Uniti, che mantengono una netta superiorità tecnologica e operativa.
Il valore di un eventuale dispiegamento sarebbe soprattutto strategico. Anche un numero limitato di droni costringerebbe Washington a rafforzare la sorveglianza dei Caraibi, incrementando le misure di difesa e destinando nuove risorse alla protezione delle proprie basi.
Per l’Iran, Cuba potrebbe rappresentare una piattaforma di pressione nell’emisfero occidentale, in risposta alla presenza militare americana nel Golfo Persico e nelle aree limitrofe. L’obiettivo non sarebbe creare una minaccia convenzionale diretta, ma aumentare il costo della deterrenza statunitense attraverso capacità asimmetriche. Il richiamo storico alla crisi dei missili del 1962 resta inevitabile, anche se l’attuale scenario riguarda, almeno per ora, sistemi convenzionali e non armi nucleari.
Le dichiarazioni di Trump arrivano inoltre mentre gli Stati Uniti intensificano le sanzioni contro Cuba, colpendo nuove imprese statali e settori strategici come energia, commercio e trasporti marittimi. In un contesto economico già segnato da carenze energetiche, difficoltà finanziarie e blackout, la cooperazione con Iran e Russia potrebbe offrire a L’Avana forniture di petrolio, assistenza tecnica e sostegno economico, ma al prezzo di un ulteriore deterioramento dei rapporti con Washington.
Il rischio principale resta quello di un’escalation fondata più sulle percezioni che su fatti accertati. La questione potrebbe essere utilizzata dall’amministrazione americana per giustificare un ulteriore irrigidimento nei confronti del governo cubano e per rafforzare la narrativa dell’Iran come minaccia diretta alla sicurezza nazionale. Sul piano geopolitico, la vicenda evidenzia il ritorno della competizione tra grandi potenze anche nei Caraibi, trasformando ancora una volta Cuba in uno dei principali punti di frizione tra Stati Uniti e i loro rivali strategici.












