di Giuliano Bifolchi *

Se vi erano dubbi sulla presenza dello Stato Islamico in Dagestan, l’esplosione avvenuta nella serata di ieri che ha causato la morte di un poliziotto ed il ferimento di altri quattro nei pressi di Makhachkala è l’ennesima prova di come la repubblica caucasica sia entrata nel mirino del gruppo guidato da Abu Bakr al-Baghdadi.

Il portavoce della polizia daghestana, Fatina Ubaydatova, ha confermato oggi la notizia di un attacco ad un convoglio di polizia il quale transitava lungo la superstrada Kaspiysk nei pressi di Makhachkala. La televisione di Stato russa ha pubblicato sempre oggi il video dell’esplosione aggiungendo che uno dei tre ordigni esplosivi artigianali (IED) rinvenuti sul luogo, oltre a quello esploso, conteneva un totale di 5 chilogrammi di Tnt.

La rivendicazione dell’attacco è stata operata da un gruppo terroristico locale legato direttamente allo Stato Islamico attraverso il portale Amaq, uno dei siti web di informazione e di propaganda jihadista. Si legge dal comunicato che l’attacco avrebbe provocato la morte di 10 poliziotti ed il ferimento di un numero elevato ed imprecisato di militari. Tale informazione contrasta con quanto affermato dalle autorità locali e segue il ben noto spirito di esagerazione dei gruppi terroristici nel promuovere gli effetti dei propri attentati attraverso il web.

L’attacco è il terzo nel giro di pochi mesi nella Repubblica del Dagestan, stato che fa parte del Distretto Federale russo del Caucaso del Nord: a dicembre un gruppo armato di 2-3 persone aveva preso d’assalto la fortezza di Naryn-Kala a Derbent uccidendo un poliziotto e ferendo altre 10 persone (vedi Dagestan tra tensioni etniche, terrorismo e crisi economica). Poco più di un mese fa, il 15 febbraio, un attentatore si era fatto esplodere a bordo della sua automobile nei pressi di un checkpoint sempre vicino la città di Derbent causando la morte di 2 poliziotti ed il ferimento di 18 persone (vedi L’Isis dietro un attentato in Dagestan nel sud della Russia).

Il Dagestan è divenuto l’epicentro dell’insorgenza islamica in Russia a seguito delle due guerre separatiste della vicina Cecenia. Per più di un decennio il paese caucasico è stato il teatro di attacchi alla polizia, esplosioni e rapimenti nei confronti di funzionari pubblici e leader religiosi. La sicurezza del Dagestan, ed in generale della regione, era migliorata in occasione dei Giochi Olimpici invernali di Sochi 2014 con diversi militanti e radicali trasferiti in Medio Oriente a combattere tra le fila dello Stato Islamico.

Attualmente, in base ai dati dei media locali e di alcune organizzazioni non governative, circa un terzo dei 3 mila russi che militano tra le fila di Daesh in Siria proverrebbe dal Dagestan.

* Giuliano Bifolchi. Analista geopolitico specializzato nel settore Sicurezza, Conflitti e Relazioni Internazionali. Laureato in Scienze Storiche presso l’Università Tor Vergata di Roma, ha conseguito un Master in Peace Building Management presso l’Università Pontificia San Bonaventura specializzandosi in Open Source Intelligence (OSINT) applicata al fenomeno terroristico della regione mediorientale e caucasica. Ha collaborato e continua a collaborare periodicamente con diverse testate giornalistiche e centri studi.