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Nei giorni scorsi Edward Snowden, la “talpa” della (Nsa) statunitense ancora bloccata all’aeroporto di Mosca in quanto senza il passaporto che gli Usa gli hanno ritirato, aveva voluto dare prova delle sue capacità denunciando il colosso informatico Microsoft di aver cooperato attivamente con il governo per spiare milioni di utenti.

A distanza di qualche giorno è arrivata secca la smentita di Microsoft, la quale ha rigettato le accuse di essere stata parte attiva del programma di sorveglianza Prism: in una lettera inviata ieri al segretario alla Giustizia americano Eric Holder, il vicepresidente della sezione legale del colosso tecnologico, Brad Smith, ha chiesto di permettere alla sua società di far conoscere ai cittadini il numero di richieste ricevute dall’Nsa e il modo in cui le ha trattate.

Ben diverso il tenore dell’inglese Guardian, che ha pubblicato i documenti inviatigli da Snowden, secondo il quale Fbi, Cia e Nsa avrebbero gestito insieme i dati fornitigli da Microsoft e da Skype.

Intanto Putin da Mosca ha fatto sapere che le relazioni fra i due paesi sono più importanti dei “battibecchi” riguardo alle attività dei “servizi speciali”: “Abbiamo avvisato Snowden – ha detto il capo del Cremlino – che consideriamo inaccettabile qualsiasi sua attività che possa danneggiare le relazioni russo-americane; (…) noi non ci comporteremo come fanno altri Paesi”.