di Enrico Oliari –

Era il giugno scorso quando Edward Snowden, un giovane e grigio impiegato del NSA, la National Security Agency, e già dipendente della Cia, dopo essersi portato al sicuro prima ad Hong Kong e poi a Mosca, ha fatto conoscere al mondo la cattiva abitudine del governo americano di spiare le telefonate e il traffico dati dei propri cittadini e di quelli del resto del pianeta: le sue rivelazioni, fatte a Glenn Greenwald, giornalista del The Guardian, e poi ad altri importanti media si sono rivelate in un terremoto diplomatico che ha scatenato le ire e le furie dei leader mondiali, nell’imbarazzo, per non dire nell’ebete immobilismo, più completo del capo della Casa Bianca, Barak Obama.

Le reazioni dalle cancellerie sono state pressoché simili, ed hanno spaziato da concetti come “situazione inammissibile”, a quelli di “fatto grave e inaccettabile”, di “attentato alla sovranità del nostro paese”: spiato il presidente del Messico, Enrique Pena Nieto, spiate le e-mail e le telefonate della brasiliana Dilma Rousseff, che all’Assemblea delle Nazioni Unite ha parlato di “grave violazione dei diritti umani e delle libertà civili” ed ha proposto la creazione di un nuovo quadro giuridico sovranazionale per regolamentare quello che lei ha definito “un nuovo campo di battaglia”, mentre “In assenza del rispetto della sovranità, non vi è alcuna base per il rapporto tra le nazioni”.

Tuttavia solo oggi i leader dei paesi europei sembrano essersi accorti di essere finiti anche loro sotto l’occhio del “grande fratello” americano e, da alleati, non tutti hanno digerito il fatto di essere spiati e di far sapere i fatti propri, anche quelli più intimi, al di là dell’oceano: “Spiare non è accettabile, tra alleati ci vuole fiducia” – ha mormorato la cancelliera Angela Merkel entrando al vertice Ue – . “Non è solo un problema che riguarda me, ma tutti i cittadini”.

Il “Bild am Sonntag” ci è andato giù duro: Barack Obama era al corrente già dal 2010 che il cellulare di Angela Merkel veniva spiato, fin dal 2002, dall’Agenzia di intelligence americana Nsa, ed è lo stesso giornale a chiedere alla Casa Bianca di essere smentito.

Ed il presidente degli Stati Uniti, che della cosa era stato informato personalmente dal capo della Nsa, il generale oggi dimissionario Keith Alexander, non aveva fatto nulla per bloccare l’attività in corso. Anzi, l’aveva favorita, per conoscere la politica tedesca sull’euro, come pure il motivo dell’opposizione all’intervento in Libia. Tutto arrivava al quarto piano dell’ambasciata Usa a Berlino, per poi da lì essere spedito direttamente a Washington, dove il presidente in persona voleva conoscere cosa frullava nella testa di Merkel.

Il ministro dell’Interno tedesco, Hans-Peter Friedrich (Csu), ha dichiarato che “se gli americani hanno intercettato cellulari in Germania, hanno infranto il diritto tedesco e questa infrazione alla nostra sovranità è inaccettabile. Intercettare è un reato ed i responsabili devono essere chiamati a renderne conto”. Ha poi precisato: “gli Usa devono fornire risposte su dove e in che misura hanno intercettato le comunicazioni dei cittadini e dello Stato. La fiducia nell’alleato Usa è scossa”.

Fra i 35 leader spiati vi è anche l’italiano Enrico Letta, come pure i suoi predecessori, le cui intercettazioni venivano trasferite attraverso tre cavi ottici sottomarini: come spiega il settimanale “L’Espresso”, si trattava delle vie informatiche SeaMeWe3, con terminale a Mazara del Vallo,  SeaMeWe4, con uno snodo a Palermo, da cui transitava anche il flusso di dati del Fea (Flag Europe Asia).

Il sito web “Cryptome” ha pubblicato oggi che sarebbero 46 milioni le telefonate intercettate in Italia in un solo mese, a fronte dei 360 milioni nello stesso periodo di tempo in Germania, dati confermati anche dal francese “Le Monde” e dallo spagnolo “El Mundo”:  gli 007 hanno controllato 70 milioni di dati in Francia in 30 giorni, in Spagna 61 milioni e in Olanda 1,8 milioni.

E poi ancora altri paesi del mondo: in Pakistan le telefonate intercettate in un mese risultano essere 12,76 miliardi, in Afghanistan 21,98 miliardi, in India 6,28 miliardi, in Iraq 7,8 miliardi, in Arabia Saudita 7,8 miliardi, negli Usa 3 miliardi, in Egitto 1,9 miliardi, in Iran 1,73 miliardi e in Giordania 1,6 miliardi.

Quasi sempre si è trattato solo della registrazione del numero di telefono chiamato e della durata della conversazione, ma per i colloqui o le e-mail sensibili si è proprio ascoltato o letto e comunicato il tutto al cervellone centrale.

Oggi il Wall Street Journal ha riportato che la National Security Agency americana “ha posto fine al programma avviato per spiare il cancelliere tedesco Angela Merkel e un certo numero di altri leader del mondo”, come chiesto dall’amministrazione Obama in seguito “ad un esame avviato la scorsa estate che ha rivelato alla Casa Bianca l’esistenza dell’operazione”.

Difficile crederlo: è un arrampicarsi sugli specchi. Nel sistema statunitense non cade foglia senza che il presidente lo voglia e già è stato dimostrato che da tempo lo stesso Obama era a conoscenza del fatto che diversi leader erano tenuti sotto controllo.

Dal vertice Ue Letta ha fatto sapere che “Non possiamo tollerare che ci siano zone d’ombra o dubbi”. (…) “Ovviamente vanno fatte tutte le verifiche, ma vogliamo tutta la verità. Non è accettabile e concepibile che ci siano attività di questo tipo”.

Tuttavia il giornalista del The Guardian, Glenn Greenwald, che sbobina in modo oculato le rivelazioni di Snowden, ha fatto sapere che non solo gli Usa spiavano l’Italia, ma anche la Gran Bretagna: le informazioni raccolte a Londra venivano poi scambiate con altri dati che arrivavano dal Nsa, ma anche che esisteva una sorta di collaborazione in cui sarebbero stati coinvolto gli sStessi Servizi italiani nella raccolta dei dati, un “accordo di terzo livello” con l’ufficio britannico che si occupava di spiare le comunicazioni.

Oggi se il commissario alla Giustizia Ue, Viviane Reding, ha chiesto all’Unione che dal vertice in corso esca una risposta “forte e univoca” nei confronti degli Stati Uniti, ma ancor più duro è il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, il quale ha tuonato: “Penso che dobbiamo sospendere ora i negoziati per arrivare a un accordo di libero scambio tra Ue e Usa”. “Ci sono – ha aggiunto – alcuni standard e criteri che si devono rispettare, altrimenti non ha alcun senso parlarci l’un l’altro”.