di C.Alessandro Mauceri

Ieri, in concomitanza con il World Economic Forum che si sta svolgendo in questi giorni a Davos, in Svizzera, Oxfam, una Confederazione internazionale composta da 17 organizzazioni di diversi Paesi, ha reso noti i dati delle analisi condotte dagli esperti sui vari Paesi del mondo.

I risultati del lavoro sono sconvolgenti. Secondo Oxfam, dall’inizio della crisi economica mondiale ad oggi la ricchezza si è concentrata in modo abnorme nelle mani di poche, anzi di pochissime persone. Lasciando miliardi e miliardi di persone a morire di fame. E la situazione pare potrebbe peggiorare ulteriormente nel prossimo futuro: in base alle proiezioni elaborate, nel 2016 la ricchezza concentrata nelle mani dell’1% della popolazione mondiale sarà addirittura maggiore di quella del restante 99% degli abitanti del pianeta.

È questa la conclusione sconvolgente del rapporto “Grandi disuguaglianze” messo a punto da Oxfam. Che sottolinea come, nonostante tante belle parole e l’azione di tante organizzazioni internazionali, i risultati sono che “l’esplosione della disuguaglianza frena la lotta alla povertà in un mondo dove oltre un miliardo di persone vive con meno di 1,25 dollari al giorno, e 1 su 9 non ha nemmeno abbastanza da mangiare”.

Negli ultimi anni, l’1% della popolazione ha visto crescere la propria ricchezza dal 44% del 2009 al 48% del 2014 (supererà il 50% nel 2016). Per contro l’80% della popolazione globale disporrebbe di meno del 5,5%.

Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, uno studioso di statistica, Corrado Gini, si rese conto che non è importante solo la quantità di ricchezza prodotta da un Paese, ma il modo in cui questa è distribuita sul territorio. Per questo ideò un sistema per misurare la diseguaglianza nella distribuzione del reddito o della ricchezza, un numero, compreso tra 0 ed 1: un valore basso dell’indice di Gini indica una distribuzione abbastanza omogenea; per contro un coefficiente di Gini alto è indicativo di una distribuzione diseguale: il valore 1 corrisponde alla massima concentrazione, ovvero la situazione dove una persona percepisce tutto il reddito di un Paese, mentre tutti gli altri hanno un reddito nullo.

Questo indicatore,però, stranamente, quasi mai è stato utilizzato per effettuare una valutazione realistica dei cambiamenti sociali ed economici di un Paese o dei rapporti tra i vari Paesi del mondo, neanche quando a guidare un Paese sono stati chiamati dei “tecnici”.

Forse un grave errore dato che l’indice di Gini,come hanno dimostrato i dati raccolti nel corso degli anni, è in crescita in molti Paesi del mondo (primi fra tutti quelli più industrializzati come USA, Cina e Italia). Ad esempio, nel 1995, in Italia era di 0,273, l’ultimo dato disponibile dice che avrebbe superato quota 0,32 – e continua ad aumentare.

Questo significa, come ha confermato presentato ieri in Svizzera davanti ai rappresentanti di quasi tutti i Paesi del mondo, che i “ricchi“ sono sempre di meno (ma la loro ricchezza cresce ogni giorno che passa) e, invece, che i poveri sono sempre di più. E questo, in barba alle promesse di tutti i leader mondiali e ai proclami delle organizzazioni internazionali. E la situazione potrebbe peggiorare nei prossimi anni fino a diventare assurda.

“Vogliamo davvero vivere in un mondo dove l’1% (della popolazione, n.d.r.) possiede più di tutti noi messi insieme?”, ha detto Winnie Byanyima, direttrice esecutiva di Oxfam International. “La portata della disuguaglianza è semplicemente sconcertante e nonostante le molte questioni che affollano l’agenda globale, il divario tra i ricchissimi e il resto della popolazione mondiale rimane un totem, con ritmi di crescita preoccupanti“. A farle eco Roberto Barbieri, direttore Generale di Oxfam Italia: “Se il quadro rimane quello attuale anche le élite ne pagheranno le conseguenze”.