di C. Alessandro Mauceri –

Di solito l’inquinamento e i suoi effetti rimangono circoscritti agli studi e alle teorie, agli accordi internazionali e alle promesse a lungo termine mai rispettati, come potrebbe accadere tra pochi giorni a Parigi, alla conferenza sul clima.

Infatti ancora oggi si verificano fenomeni evidenti come quelli che stanno avvenendo in questi giorni in Cina: nella città di Shenyang, nel nordest del Paese, diverse città sono state invase da un’ondata di smog che ha reso l’aria irrespirabile, tant’è che l’indice della qualità dell’aria delle Pm 2.5 si è alzato fino ad arrivare sopra i mille microgrammi per metro cubo, con un picco di 1.400, come ha riportato dichiarato l’agenzia Xinhua.

“Niente che possa influenzare la vita degli occidentali”, si pensa nel leggere o nel sentire queste notizie.

Non è così. Uno studio i cui risultati sono stati resi noti nei giorni scorsi, ha dimostrato che le conseguenze dell’inquinamento nel giro di pochi decenni influenzeranno la vita di quasi tutti i paesi del mondo. L’Organizzazione metereologica mondiale (Omm) ha annunciato che le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera, nel 2014, hanno toccato un nuovo record. Secondo l’agenzia delle Nazioni Unite, dall’inizio dell’industrializzazione la quantità di CO2 nell’aria è aumentata del 43 per cento e del 36 per cento solo negli ultimi 25 anni.  Il segretario generale della Omm, Michel Jarraud, ha detto che ciò si ripercuoterà sui cambiamenti climatici: “Avremo temperature via via più alte ed eventi climatici come ondate di calore, inondazioni, scioglimento dei ghiacciai e l’alzamento del livello del mare”.

Proprio l’alzamento del livello del mare è il fenomeno che non riguarderà solo la Cina, ma tutti i paesi costieri. Anche in Europa. E anche l’Italia non sarà esclusa. A confermarlo sono i risultati di una ricerca realizzata dal gruppo americano Climate Control. Secondo lo studio, se non si adotteranno misure rilevanti per ridurre gli effetti dell’inquinamento, entro la fine del secolo la temperatura globale potrebbe aumentare di 4°C. Ciò porterebbe a disastri meteorologici di portata globale che esporranno a rischi irreversibili tra 470 e 760 milioni di persone. Anche in Italia: tra le zone colpite ci sarebbero molte zone costiere e grandi città come Venezia, Napoli e Pisa sarebbero completamente sommerse dal mare.

A risultati analoghi è giunto uno studio condotto dalla Banca Mondiale: da oggi al 2030 il numero delle persone in estrema povertà aumenterà 100 milioni di unità. Saranno i poveri, infatti, a subire maggiormente le conseguenze dei cambiamenti climatici (inondazioni, siccità, perdita di raccolti con conseguente aumento dei prezzi delle derrate alimentari, inquinamento delle vie dell’acqua). “Già oggi gli shock e le tensioni legate al clima rappresentano un ostacolo per le persone in fuga dall’indigenza”, ha detto uno degli autori del report, Stephane Hallegatte. “Il cambiamento climatico li renderà peggiori”.

Ma non basta. Le variazioni del clima avranno un impatto pesante anche sulla salute: le ondate di calore diverranno più letali; la malaria, già oggi tra le malattie più gravi e diffuse a livello globale, dilagherà e i disastri naturali danneggeranno i raccolti. Tutto questo avrà costi umani terribili.

Costi di cui solo pochi dei personaggi politici che si accingono a partecipare alla conferenza di Parigi hanno tenuto conto nei loro “buoni propositi” per i prossimi anni. “I poveri non contano”, ha detto tristemente Hallegatte. Del resto “Sono così poveri che, nella maggior parte dei casi, non vengono censiti dalle statistiche nazionali”. A chi scrive le leggi per favorire le grandi multinazionali non importa di chi vive con meno di 1,25 dollari al giorno (la soglia comunemente utilizzata per definire la povertà estrema). Poco importa se, tra un decennio o due, saranno molti di più e aumenterà il numero degli esseri umani più vulnerabili ai disastri climatici.

Del resto, se solo si volesse, non sarebbe difficile fare qualcosa di concreto. La Banca Mondiale ha stimato che il 70 per cento dei poveri del mondo vive in Paesi che potrebbero implementare politiche migliorative sull’ambiente senza bisogno di aiuti esterni: solo grazie risorse interne e a buone prassi. Buone prassi di cui nessuno parla. E che nessuno ricorda. Il problema è che i maggiori responsabili dell’inquinamento del pianeta e dei cambiamenti climatici non “vogliono” fare niente di concreto.

Oggi sono più 700 milioni le persone che vivono in condizioni di povertà estrema, il 9,6 per cento della popolazione globale, e il loro numero è in costante aumento. E la causa di questo è strettamente legato ai cambianti climatici causati da scelte che alcuni chiamano “sviluppo”.